cultura
argini più sicuri e i territori circostanti furono progressiva-
mente bonificati, soprattutto verso nord, così da renderli
coltivabili; vi operarono coloni provenienti principalmente
dalla valle di Cavedine. Nacquero i centri abitati di Sarche,
Ponte Oliveti e Pergolese che ora sono compresi nel terri-
torio del nuovo comune di Madruzzo, nato dalla fusione dei
comuni di Calavino e Lasino.
Le nobili famiglie
Madruzzo, un paese, un castello, una nobile famiglia; ricor-
dare i Madruzzo porta a menzionare il loro ruolo nell’edifi-
cazione di una delle chiese più importanti dell’Alto Garda:
la chiesa dell’Inviolata a Riva del Garda. È con il sostanzio-
so contributo di Gaudenzio Madruzzo, colonnello delle mi-
lizie tirolesi di stanza nella Rocca di Riva, che venne realiz-
zato agli inizi del Seicento questo tesoro dell’arte barocca;
un legame che il nobile volle fosse perpetuato disponendo
nel suo testamento di essere sepolto nella chiesa di “Santa
Maria Inviolata dal Spiazzo”, di fronte all’altare maggiore.
Nello stesso spazio trovarono sepoltura la sua prima mo-
glie Caterina de Orsini e la seconda, Alfonsina Gonzaga.
Ma anche la nobile famiglia dei conti d’Arco è stata pre-
sente con il suo potere e con la sua munificenza nel territo-
rio della Valle dei Laghi. Nel 1175 essi diventarono padro-
ni del castello di Drena, acquistandolo dalla famiglia dei
Seiano. Da quel luogo privilegiato d’osservazione i conti
d’Arco controllavano il territorio circostante e soprattutto
il passaggio verso la valle di Cavedine. Da lì passò Cubitosa
d’Arco nella primavera del 1266, sfuggendo alla prigionia
In alto a destra dettaglio della mappa n. 36 conservata presso l’Archivio
provinciale; si notino le poche case di Pietramurata
e, ben evidente, la torre di Guaita;
qui sotto Castel Madruzzo domina il territorio circostante; fu la residenza di una
delle famiglie più potenti del Principato vescovile di Trento (foto Romano Turrini).
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impostale dallo zio Odorico per rifugiarsi presso il vescovo
di Trento. La storia, ad un passo dalla leggenda, racconta
che le comunità della valle di Cavedine la accolsero con
grande umanità, proteggendola e curandola. Ne ebbero in
cambio una donazione che ancora adesso vive nella “Vi-
cinia Donego”, documentata da alcune pergamene fin dal
1332; di essa fanno parte i discendenti (chiamati appunto
“vicini”) delle antiche famiglie di Vigo Cavedine. La “Vicinia
Donego” è proprietaria di un’ampia porzione di montagna
sovrastante il paese, con boschi, prati e una malga.
I conti d’Arco vollero essere presenti anche in un altro punto
di passaggio importante. Nel 1325 Andrea e Gerardo d’Ar-
co fondarono il monastero di Sarche. La famiglia comitale
d’Arco rivestì anche successivamente un ruolo importante
intervenendo con lasciti a sostegno del monastero, riven-
dicandone nel contempo il patronato. I primi religiosi pre-
senti a Sarche provenivano dal convento bergamasco di S.
Nicola di Plorzano. Il monastero esercitava cura d’anime e
funzionava come ospizio per i viandanti essendo collocato
sulla via di transito fra Trento, Arco e Riva. Nel 1616 fu po-
sto alle dipendenze del monastero celestino di S. Cristofo-
ro di Mantova; per questo viene ricordato come il convento
dei Celestini. Fu soppresso nel 1779 per decreto del princi-
pe vescovo di Trento Pietro Vigilio Thun, l’anno successivo
alla soppressione del convento mantovano dei Celestini
ordinata dall’imperatore Giuseppe II. I beni del convento
furono incamerati dalla Mensa vescovile di Trento. A ricor-