dialogo aprile 2017 Dialogo_Aprile2017 | Página 23
territorio
In realtà stiamo parlando di un sistema sinergico, di una
valle, di un territorio che fa la scelta del biologico. Il Biodi-
stretto è un sistema che interessa l’economia e la società
nella sua complessità. Chiama in causa tutte le categorie, i
contadini, i ristoratori, gli operatori turistici, gli artigiani ed
anche e soprattutto i cittadini. Dunque il progetto va visto
in una prospettiva sinergica, di sistema: pensiamo all’agri-
coltura ma la scelta del biologico riguarda in realtà ogni
aspetto della nostra vita, dalla costruzione delle case con
criteri sostenibili, dal cibo che viene proposto nelle men-
se scolastiche, dal rifiuto dei diserbanti per tenere puliti i
bordi delle strade. Quella del biologico è prima di tutto
un modo di ragionare, una filosofia di vita, la ricerca di un
modello di vita in sintonia con l’ambiente.
Come si configura la presenza e l’attività
del Biodistretto in Valle dei Laghi?
La realtà geografica della Valle dei Laghi è complessa. Il
territorio non è omogeneo. Va evidenziata, invece, l’affer-
mazione sempre maggiore di una cultura che non rimane a
livello di mentalità ma che si traduce in scelte operative e
produttive.
Il sistema porta ad operare per valorizzare e diffondere i
prodotti bio, per vivere i diversi aspetti della società in que-
sta prospettiva; dunque con la raccolta differenziata, con la
tutela del consumatore sulla qualità di prodotti certifica-
ti proposti dall’allevatore, con il funzionamento al meglio
della filiera corta, a vantaggio sia del produttore che del
cittadino, con i contadini che scelgono trattamenti natura-
li. Il Biodistretto persegue il fine di un equilibrio tra uomo
ed ambiente.
Quali sono le realtà della Valle
impegnate nel biologico?
La realtà più rilevante, con i suoi 500 soci, è la Cantina di To-
blino. L’azienda ha 40 ettari coltivati a vigneto totalmente
biocertificati. Ci sono poi cantine private orientate verso il
bio, o verso il biodinamico che è una evoluzione ulteriore
del sistema.
Operano in Valle otto altre cantine, alle quali si aggiungo-
no vignaioli privati. Il vino è la realtà produttiva più avan-
zata della zona, ma nel sistema si collocano le importanti
produzioni di mele e frutta. Tra i fondatori del Biodistretto
un ruolo importante è svolto dall’Osteria Toblino, a diret-
to contatto con la Cantina, che con la sua azione elimina
le intermediazioni commerciali e stabilisce un contatto di-
retto tra produttore e consumatore. La ristorazione diventa
centrale: i prodotti vengono, promossi, venduti e consumati
direttamente sul posto.
In seno al Biodistretto ci sono momenti di
formazione?
Si può migliorare e progredire solo attraverso la conoscen-
za e la formazione. Per questo vengono organizzati dei cor-
si, per operatori e per cittadini, su argomenti specifici come
quello promosso sulla viticoltura. Il rapporto di ricerca e di
studio è attivo con la facoltà di Economia e Commercio
dell’Università di Trento ed è avviato un rapporto di colla-
borazione con l’Università di Piacenza.
Il Biodistretto, inteso come sistema,
ha anche una valenza sociale?
Certamente. Pensiamo all’impegno nel progetto di agricol-
tura sociale. E’ significativo il fatto che uno dei soggetti fon-
datori del Distretto è il Centro Trentino di Solidarietà, una
Onlus dunque senza fini di lucro, che opera a Santa Massen-
za. L’azienda dà lavoro, formazione e prospettive professio-
nali, a ospiti affetti da dipendenze. Non è semplice assisten-
za ma qualificazione; sistemi e produzione sono qualificati
nel segno del biologico, si pensi ad esempio alla produzione
del broccolo di Santa Massenza. Il Centro è inserito nel terri-
torio, fa parte attiva del progetto del Biodistretto e gli ospiti
hanno la possibilità di integrarsi socialmente.
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