(di) (di) vol. 3 | Page 7

Paolo Melissi, Il Corsaro Nero al supermercato calma, almeno in apparenza, anche se poi una lieve ansia, quando giunge al bancone dei surgelati sembra di solito posarsi sul suo volto: un’im- pronta leggera, un’ombra. Marito e moglie ora sono nel reparto successivo, a sinistra formaggi, burro, latticini, yogurth, affettati, a destra conserve di pomodoro, piselli, lenticchie, fagioli, sughi pronti, salse mostarde e maionesi. Se Emilio si avvicina ad uno solo di quei barattoli, se si avvicina tanto da restringere il campo visivo all’intensa macchia colorata dell’etichetta, può scoprire una fitta jungla di ricette, consigli al consumatore, punti fedeltà, numeri verdi e talloncini di prova acquisto. Tutto contribuisce a fargli desiderare i sanderbounds del delta del Gange, darebbe qualunque cosa per trovarsi lontano, in una mattina del 20 aprile del 1875, essere il guardiano del se- maforo di Diamond-Harbour, per segnalare la presenza d’un piccolo legno che doveva essere entrato nell’Hugly durante la notte senza aver fatto ri- chiesta di alcun pilota. Emilo avverte una improvvisa nostalgia della camera dei nonni, di quella luce che sembrava di tropico, del profumo del mare che entrava dalla finestra spalancata, del ticchettio sommesso dell’orologio e il suo melodioso scandire le ore e le mezz’ore, dolci rintocchi che avrebbero potuto riecheggiare nella cabina di comando a bordo della Folgore, al largo di Maracaibo, assieme alla campanella del castello di poppa, che lasciava vibrare lievi rintocchi al rollio della nave. Il carrello s’è bloccato testa a testa con un altro carrello spinto da una donna enorme, forse una lontana parente di un certo Sambigliong, Emi- lio è costretto a farsi da parte, passa la lottatrice di Sumo che non lo guarda, ha fretta e sbuffa per il peso della spesa e per il suo. Passa qual- che minuto e i destros hanno ingaggiato col Corsaro Nero e i suoi fidi pi- rati un feroce duello in un vicolo di Maracaibo, stringono nei pugni le micidiali navajas, armi formidabili nelle loro mani. Emilio sente lo stri- dere delle lame che si incrociano, vorrebbe essere lì, correre a chiamare l’erculeo Moko, armato della sua clava, per farlo giungere in soccorso del suo capitano in difficoltà, ma ora gli tocca spingere sulle punte dei piedi per tirare dalla sommità di uno scaffale un pacco di carta asciugatutto da cucina, e deve anche sforzarsi di mantenere l’equilibrio a causa dell’im- patto con un signore molto dinamico e con l’aria di divertirsi a fare spese che, con troppa decisione, si è lanciato al suo fianco per afferrare un fla- cone di candeggiante quasi dovesse strapparlo dal ripiano. Gli ultimi minuti trascorsi nel del supermercato sono una tortura: sosta davanti alla cella frigorifera trasparente dei prodotti surgelati, sol- levamento pesi con una confezione di sei bottiglie d’acqua minerale. 7