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Paolo Melissi, Il Corsaro Nero al supermercato zato dall’Univer- sità Cà Foscari di Venezia, occupan- dosi di scrittura in rete e partecipando alla pubblicazione di due volumi: Pratiche collabo- rative in rete e Dai blog ai social network. Arti della connessione vir- tuale. Ha pubblicato Metro Milano. Manuale per con- quistare una città (Historica, 2010), Milano senza vie di mezzo (Pendra- gon, 2010) e Mi- lano sconosciuta (Historica, 2014). È ideatore e orga- nizzatore della manifestazione culturale “Passeg- giate d’Autore” a Milano e, poi, anche a Roma. si infila nella tasca del soprabito una copia de Il Corsaro Nero, mentre scende le scale ci tiene la mano sopra. Il tragitto è breve, pochi minuti e sono nel parcheggio custodito del supermercato, Emilio infila l’auto con precisione tra altre due, poi scende ad aprire lo sportello alla moglie. È teso, è sempre teso in quest’occasione, avverte un crescente peso alla testa, il respiro si accorcia, l’energia fugge via dal corpo, le gambe si fanno molli. Marito e moglie entrano nel supermercato armati di carrello, inco- mincia la battaglia, lei non riesce a capire perché la cosa sia per lui così grave, così carica di sofferenza. Emilio scorge subito le schiere di carrelli-carroarmato che scorraz- zano e che gli vengono incontro come in una nuova battaglia di Stalin- grado, alcuni montati da bambini gesticolanti in torretta, carichi di merci, spinti da donne e uomini stravolti ma non certi d’esserlo. Fischiano le prime palle di cannone, Emilio schiva un colpo di kriss malese vibrato- gli dal basso in alto, e subito dopo evita un fendente di navaja gettan- dosi d’un lato. Sta pensando di avvolgersi il soprabito intorno al braccio sinistro ma poi desiste, sa che la moglie non glielo permetterebbe. L’esplorazione incomincia dal settore della frutta e verdura, la donna scorre la lista della spesa, Ricordami di prendere anche il radicchio e i pe- peroni, Emilio osserva stralunato i banconi refrigerati, zucchine pomo- dori peperoni carote barbabietole melanzane, tutti allineati negli scomparti, con le rispettive indicazioni di prezzo al chilo e provenienza geografica. La frutta esotica, banane kiwi ananas, pende da quegli alberi che, nella notte del 20 dicembre 1849, erano squassati dall’uragano vio- lentissimo che imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel Mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo. Emilio sente le gambe ancora più fiacche mentre osserva i barattoli d’ananas sciroppata, si inoltra nella foresta di vetro e metallo in cui giac- ciono avviluppati da un sonno di conserva pesche, ciliegie, uva, albicoc- che, si fa largo tra i rami bassi spingendo il carrello, un bambino di passaggio gli schiaccia l’alluce. Emilio contempla desolato la piccola im- pronta grigiastra sulla punta della scarpa lucida, poi prosegue, si infila nel corridoio della pasta e ne approfitta, non visto dalla moglie che si è at- tardata più in dietro, per leggere qualche riga del libro che ha portato con sé. Il carrello si è riempito, la moglie, un po’ frastornata dal numero im- menso di prodotti esposti sugli scaffali, sa comunque districarsi tra le of- ferte tre per due e la verifica del rapporto qualità peso prezzo. Rimane 6