CLIMA IMPIANTI_Settembre 2026 | Page 18

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Figura 4- Esempio di profilo orario dei carichi estivi di una giornata tipo di luglio, scomposto nei principali contributi: il metodo orario intercetta il picco effettivo e la sua collocazione temporale
ne è, con buona approssimazione, lineare. La pendenza della retta esprime il coefficiente globale di dispersione dell’ edificio( trasmissione più ventilazione, al netto degli apporti). L’ intersezione con l’ asse delle ascisse individua invece la temperatura di non riscaldamento, ossia la temperatura in corrispondenza della quale le dispersioni sono completamente compensate dagli apporti e l’ accensione dell’ impianto risulta, pertanto, non necessaria. La firma energetica può essere di due tipi: di progetto o reale. La prima, generata direttamente dal modello di calcolo, rappresenta la firma attesa, prima ancora che l’ edificio venga costruito. La seconda, codificata dalla UNI EN 15378-3 e costruita tipicamente a partire dai dati di consumo misurati, rappresenta invece uno strumento di verifica dei dati in esercizio. In entrambi i casi, la sua elaborazione viene assolta in automatico dal software. Il valore operativo è notevole( figura 5). In fase di progetto, la firma consente confronti immediati tra soluzioni alternative di involucro e impianto. In fase di esercizio, diventa invece il termine di paragone per il commissioning e il monitoraggio continuo. Se i punti misurati dal sistema di contabilizzazione o dal contatore di energia si discostano sistematicamente dalla retta di progetto, il gap prestazionale è visibile a colpo d’ occhio e può essere indagato( regolazione tarata male, ricambi d’ aria anomali, derive di utilizzo). La firma energetica trasforma così il calcolo di progetto in uno strumento di garanzia della prestazione, lungo l’ intero ciclo di vita dell’ edificio.
BIM E IFC: IL PROGETTO IMPIANTISTICO ENTRA NEL MODELLO Il Building Information Modeling( BIM) costituisce ormai parte integrante del quadro regolatorio degli appalti pubblici nazionali. Il D. Lgs. 36 / 23, modificato dal D. Lgs. 209 / 24, ne ha reso obbligatoria l’ adozione progressiva per le opere sopra soglia( importi a base di gara superiori a due milioni di euro). La domanda di flussi open BIM cresce inoltre, grazie ai suoi vantaggi in termini di trasparenza, flessibilità e ottimizzazione della gestione, anche nel mercato privato. Per il progettista impiantistico la chiave dell’ interoperabilità è il formato IFC( Industry Foundation Classes, secondo ISO 16739): uno schema dati aperto e neutrale, che consente lo scambio del modello informativo tra piattaforme differenti, senza vincoli proprietari. Nel flusso tipico( figura 6) il modello architettonico, sviluppato in un ambiente di BIM authoring, viene esportato in IFC e importato nel software di calcolo termotecnico, che ne riconosce gli elementi salienti( geometria, spazi e strutture) e vi costruisce sopra il modello analitico( zone termiche, stratigrafie, esposizioni). I software di calcolo più evoluti consentono di importare, aggiornare ed esportare i file IFC. Quando il modello architettonico
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