Il cinema di Ettore Scola è un cinema “popolare”, perché è innanzitutto cinema dei
sentimenti, [12]; è un cinema d'effetto, che si avvale però di una rara capacità a definire
“atmosfere”, [13]. È un cinema che ha come centro l'amore e quindi il rapporto uomodonna/donna-uomo, mai analizzato in astratto, ma sempre calato nella realtà sociale e
politica in cui si esprime (C'eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi e prima ancora
Dramma della gelosia): [14].
(Adattato da: Ermanno Alpini, Cineforum n. 169, novembre 1977)
[A] non ama più il marito, che del resto è volgare e brutale (un tipico fascista), ma
[B] che anche per loro sarà "particolare"
[C] è un sognatore dall'ideologia vaga e confusa;
[D] Antonietta ne è catturata come in una specie di magnetismo.
[E] accolto da Vittorio Emanuele III e da Benito Mussolini
[F] e poi rassegnata donna-oggetto nel letto del marito.
[G] cui pochi italiani riuscirono a dire "no"
[H] su cui s'innestano più vasti temi sociali e politici
[I] in un angolo di Roma lontano dai fasti, in un edificio popolare
[L] dove individuale e collettivo, privato e politico trovano la loro più piena espressione
[M] per questo è un cinema politico.
[N] tenuta volutamente nell'ignoranza da una morale ipocrita,
[O] ma se si guarda a fondo non poteva che essere così:
[P] finisce per non essere più presa in considerazione.