un’avventura "proibita", che riaccenda in lei lo spirito della vita, che la faccia sentire
qualcuno.
Gabriele è un annunciatore dell'EIAR 1 , cacciato perché la sua voce è poco "virile" e
perché in sospetto di antifascismo. La dimensione politica di Gabriele è però presto
svelata: non è lui scomodo al regime, ma il regime è scomodo a lui; il regime non lo
accetta, lo emargina perché poco uomo. [6] crede nella fantasia; crede in ciò che è
diverso, ma accetta anche passivamente la sua sorte di emarginato. Antonietta lo salva da
un proposito di suicidio. Non ha coscienza politica; ha chiara coscienza, invece, di essere
emarginato. Tra i due avviene un incontro che è destinato a produrre una scintilla di
amore, dove amore è unione nella consapevolezza dell’emarginazione. È anche un
incontro tra due culture, quella popolare di Antonietta e quella borghese di Gabriele:
prevale il fascino della cultura borghese. [7] Gabriele si permette un'aria di superiorità,
che agli occhi di lei suona come il fascino dell'istruito. Antonietta è piena di pregiudizi e
acritica sostenitrice del duce e del fascismo. Tra i due nasce l'amore, che è, come dicevo,
comunione nella diversità. Il finale, che vede lo schermo di nuovo riempirsi della folla
che ritorna dalla sfilata, che vede il ritorno becero del marito-padrone-fascista a riempire
con le sue volgarità la casa, vede un'Antonietta, prima nostalgica sognatrice sulle pagine
dei "Tre moschettieri" [8] Gabriele viene invece prelevato da due agenti e condotto al
soggiorno obbligatorio: anche lui diventerà un eroe inconsapevole della lotta politica
contro il fascismo, consapevole invece della propria diversità. È un film che sembra
partire da un’idea eccellente (la distruzione del mito maschilista) per approdare a un
sentimentalismo di maniera. Non è così: guardato attraverso le “piccole cose”, ci si
accorge che è un film politico, nel momento in cui fa prendere coscienza di una normalità
che è emarginazione e nel momento in