BORN TO READ - THE QUILL Nov 2016 | Page 20

Penso anche a Kestrel la protagonista di The Winner’s Trilogy di Marie Rutkoski, una ragazza scaltra, intelligente, una stratega, una che sa quello che vuole e cerca in tutti i modi di ottenerlo. Sa riconosce patterns e bugie, sa scorgere segreti e possibilità e non si arrende. Una pianista straordinaria, un animo gentile, che pure sa come sfruttare a suo vantaggio le occasioni in cui si deve mettere in gioco, è una ragazza che non teme il giudizio della gente. Anche quando incorre nello scherno della società bene della penisola degli Herrani. La seguiamo increduli e ogni volta sorprende con la sua forza di volontà. Non è perfetta, cede, cade, incespica, ma in un certo qual modo resta vicina a chi la legge.

volta sorprende con la sua forza di volontà. Non è perfetta, cede, cade, incespica, ma in un certo qual modo resta vicina a chi la legge.

Ma d’altronde la Regina non può stare da sola, non può avventurarsi sulla scena di un regno, salire al potere senza una metà al fianco, sembra quasi un sacrilegio, non avere uno scopo preciso, un controsenso. Le regine classiche dei libri fantasy, sembrano donzelle sperdute, che si atteggiano a grandi conoscitrici del mondo ma che si perdono nella inconsistenza di un mondo in rovina. Spesso si contraddicono o finiscono per perdersi. Ma devo dire che Kelsea la protagonista di The Queen of the Tearling di Erika Johansen è un personaggio insolito. Toglietevi dalla testa le fumose ragazze, le regine tutti lustri e meraviglia, bambole e orpelli. Kelsea è cresciuta in un ambiente austero, in un cottage in mezzo ad un bosco ed è stata educata a prendere il comando. Ogni forma di vanità è bandita, ogni debolezza debellata. Kelsea è una freccia che punta all’obiettivo, la salvezza del suo regno. Kelsea sa qual è il suo ruolo ma non sa come impugnarlo, non ha idea di cosa la aspetta e non sa se è la persona giusta per quel compito. I suoi dubbi la lasciano sempre sull’orlo del precipizio a destreggiarsi in una situazione che è più grande di lei ma che la riporta a prendere possesso della sua vita, data in pasto a consiglieri, guardie e preti. Kelsea non è bella, non è forte, non è compiacente, è presente a se stessa, compassionevole, generosa, leale, giusta. Una giustiziera, imperfetta e con sentimenti ambivalenti, ma mai in contraddizione con se stessa. Kelsea veste sempre di nero in un’uniforme che spezza la giostra di mirabolanti vestiti colorati, dai tessuti ricchi e dalla suggestione visiva fortissima. Kelsea indossa un’armatura e si allena a lottare con la spada, anche quando questa pesa il doppio di lei. La Regina di Tearling ascolta i postulanti per ore, gira per la città, parte per missioni al limite della sicurezza, dando notevole filo da torcere alla sua guardia personale. L’indole di Kelsea, che se ci si pensa non ha nulla di speciale, se non la volontà di migliorare le cose, è quella di chi vuole cambiare la situazione, rovesciare lo status quo, sviscerare il suo tempo e volgerlo a proprio vantaggio. È una regina che non vuole essere compiacente, stufa delle ingiustizie sociali che dilagano nel suo regno. Cerca di tendere verso un disegno che sia di miglioramento vero.

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