di Anncleire
Il potere è qualcosa di oscuro, su cui tutti vogliono mettere le mani sopra. La predisposizione umana è quella di scivolare nella lusinga, nel pretendere di avere uno stuolo di compiacenti sudditi che accarezzano l’ego in una visione egoista di un lavoro senza grosse pressioni. Ma non è sempre così facile, gestire un regno non è semplice come chiamare tanti topini a cucire in quattro e quattr’otto un vestito per il ballo.
La composizione variegata di una corte che si evolve, comprende sia i regnanti inconsapevoli, quelli che in un modo del tutto sconclusionato si ritrovano a gestire un potere più grande di loro e sia chi per diritto di nascita ha il potere di decidere la vita e la morte di chi popola il reame. Non è semplice convivere con il peso della corona e spesso si vorrebbe scappare dalle proprie responsabilità. Alla base c’è sempre la salvezza di un popolo, di uno stato, di una nazione, il fascino del ribelle che deve rovesciare il potere. E allora ecco che il re o la regina dimenticati da tutti escono alla ribalta, in un viaggio di formazione e di scoperta, un viaggio per ritrovare sé stessi e le proprie potenzialità. È quello che succede ad Aragorn, il Re che ritorna nel Signore degli Anelli, nella compulsione che si scatena verso la salvezza di tutta la Terra di Mezzo. E si che la sua spada incatena e schianta, ma è anche il modo per debellare la schiavitù di un anello che spezza la volontà e annichilisce il cuore. Magia e potere si intrecciano per la riscossa di un popolo destinato alla scomparsa. Ed è questo che affascina il lettore, quel pungolo a non arrendersi, a non mollare, a superare qualsiasi avversità che siano draghi o Nazgûl. E allora Eowyn diventa un simbolo. Reggente di Rohan, veste i panni di un uomo pur di partire per la guerra. La scena della battaglia di Minas Tirith è tanto epica quanto simbolica. Figlia di re e donna Eowyn, al grido di “I’m not a man” (non sono un uomo) abbatte il malvagio Signore dei Nazgûl. Le regine non sono certo dolci creature che attendono gli uomini scesi in battaglia mentre filano la lana. Le regine sono valorose, forti, coraggiose, donne degne di tenere in pugno la situazione come un uomo, come un Re.
D’altronde nei libri fantasy è sempre più normale scovare ragazze dal temperamento focoso e l’abilità di dominare la scena.
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