L'ANGOLO DEI BLOGGER
Una sovrana diversa dal solito: come Kelsea trasforma la concezione della regina classica
È facilmente intuibile perché solitamente i libri fantasy siano ambientati all’interno di corti prestigiose, con protagonisti reali, e con ambientazioni lussuose. È più semplice immaginare un ambiente riccamente decorato, in cui si può ottenere ciò che si vuole con lo schiocco di una mano che navigare le acque poco sicure della povertà. Come riuscire a viaggiare e a procurarsi artefatti e amuleti preziosi in condizioni indigenti? Decisamente più incantevole scivolare tra i corridoi di un castello o di una residenza principesca. D’altronde vivere tra principi e regine colpisce l’immaginario classico da molto tempo.
Basti pensare alle favole. Quanto facilmente ci si identifica nell’umile Cenerentola che viene scelta dal Principe Azzurro come sposa? Quanto si fa il tifo per la povera Biancaneve bistrattata dalla Strega Cattiva per la sua bellezza? D’altronde anche la Sirenetta era una principessa. Con una coda, ma pur sempre una principessa. I fratelli Grimm e quel simpaticone di Andersen credevano che lanciare fastidiosi insegnamenti per bocca di illustri uomini e donne fosse incredibilmente più efficace. Non tutti potevano essere la Piccola Fiammiferaia e gli Oliver Twist della situazione lasciano l’amaro in bocca. L’empatia umana che pur scatta si frange contro la possibilità di scegliere una vita piena, corredata di possibilità economiche illimitate. Anche il Gatto con gli Stivali finisce per diventare un nobile gatto che caccia topi per diletto, con il terzo figlio del mugnaio che diventa padrone del castello. In fondo il mito è sempre quello, il riscatto sociale, il sogno americano ante-litteram, che si nutre della possibilità di sfidare qualsiasi convenzione sociale e di sfondare in un campo senza perdersi per strada. Le regine hanno il fascino incantevole di vestiti lussuosi, di un immaginario che lascia presagire un coinvolgimento su più livelli. Il potere è qualcosa di oscuro, su cui tutti vogliono mettere le mani sopra. La predisposizione umana è quella di scivolare nella lusinga, nel pretendere di avere uno stuolo di compiacenti sudditi che accarezzano l’ego in una visione egoista di un lavoro senza grosse pressioni. Ma non è sempre così facile, gestire un regno non è semplice come chiamare tanti topini a cucire in quattro e quattr’otto un vestito per il ballo.
nutre della possibilità di sfidare qualsiasi convenzione sociale e di sfondare in un campo senza perdersi per strada. Le regine hanno il fascino incantevole di vestiti lussuosi, di un immaginario che lascia presagire un coinvolgimento su più livelli.
Il potere è qualcosa di oscuro, su cui tutti vogliono mettere le mani sopra. La predisposizione umana è quella di scivolare nella lusinga, nel pretendere di avere uno stuolo di compiacenti sudditi che accarezzano l’ego in una visione egoista di un lavoro senza grosse pressioni. Ma non è sempre così facile, gestire un regno non è semplice come chiamare tanti topini a cucire in quattro e quattr’otto un vestito per il ballo.
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