BORN TO READ - THE QUILL Nov 2016 | Page 21

che spezza la giostra di mirabolanti vestiti colorati, dai tessuti ricchi e dalla suggestione visiva fortissima. Kelsea indossa un’armatura e si allena a lottare con la spada, anche quando questa pesa il doppio di lei. La Regina di Tearling ascolta i postulanti per ore, gira per la città, parte per missioni al limite della sicurezza, dando notevole filo da torcere alla sua guardia personale. L’indole di Kelsea, che se ci si pensa non ha nulla di speciale, se non la volontà di migliorare le cose, è quella di chi vuole cambiare la situazione, rovesciare lo status quo, sviscerare il suo tempo e volgerlo a proprio vantaggio. È una regina che non vuole essere compiacente, stufa delle ingiustizie sociali che dilagano nel suo regno. Cerca di tendere verso un disegno che sia di miglioramento vero.

La sua visione la porta ad avere un’opinione ben precisa dell’educazione, che si trasforma in una ossessione per la carta stampata, da cui deriva la voglia di impegnarsi per il recupero dei libri e della cultura, dell’elevazione della popolazione da un destino ingrato e terribile, perpetrato per anni, in sua assenza, mentre cresceva e diventava la regina di cui Tearling ha bisogno. Kelsea, la regina imperfetta, generosa e desiderosa di cambiare le cose, viene costretta dalle circostanze a prendere decisioni terribili. Kelsea non è l’eroina senza macchia e senza paura tipica degli young adult di nuovo stampo. Kelsea lotta con se stessa, con i propri dubbi esistenziali, con le forze che la tirano da una parte all’altra per risolvere problemi e situazioni che troppo spesso sembrano più grandi di lei. Il suo regno è in pericolo con l’esercito dei nemici alle porte eppure la speranza sembra non spegnersi completamente, eppure Kelsea si dibatte per salvare il suo popolo. E ancora lotta con le vestigia della sua adolescenza, quella mancata accettazione di se che la costringe a cambiare in maniera preponderante, ad affilare il suo carattere e a lasciar libera la sua rabbia. Incontrastata, cerca una soluzione ad un problema impossibile, bersagliata da più fronti. Kelsea allora non è semplicemente una regina, è un simbolo di rinascita, una lotta che furoreggia nel cuore di un regno e non dipende da niente se non da sé stessa. Lontana da un uomo, lontano da un buonismo eccessivo, lontana da facili espedienti, Kelsea combatte con le unghie e con i denti per essere una regina giusta, una regina meritevole, una donna che non si arrende di fronte alle prime difficoltà. D’altronde le regine soldato sono meravigliose, d’altronde il fascino di Kelsea sta proprio nel considerare le persone più importanti dei possedimenti, i gesti più fondamentali di mille parole. Regnare e sacrificarsi, in fondo è come dice Silente “la differenza fra l’essere trascinato nell’arena ad affrontare una battaglia mortale e scendere nell’arena a testa alta”. E una vera regina sa quando è il momento buono per lanciarsi nel mezzo della mischia.

"She was Kelsea Glynn, a girl who'd grown up in the forest, who loved to study history and read fiction. But she was something else, something more than Kelsea, and so she remained there for a moment longer, watching over her country, straining to see the danger beyond the horizon."

Anncleire

18