teraria . Lo faccio con questa silloge , la mia prima raccolta di poesie , in cui è tracciato un percorso lirico , intimamente legato ad un cammino personale , evolutivo , che mi è costato non poca fatica . Mi metto a nudo e lascio cadere alcuni veli dalla mia anima . Mi svelo , dunque , mentre avanzo lungo la strada che mi accoglie e riconosce la mia nuova pelle .”
Claudia Petracca
Nella prefazione , Pompea Vergaro , Direttrice della Casa editrice L ’ offcina delle parole , ha reso con profondità la straordinaria personalità di una Poetessa di rara sensibilità e di squisita eleganza : “ Claudia , la profonda passione per la meraviglia della parola scritta . Un nuovo scenario si è offerto ai miei occhi trovandomi di fronte a questa pagina . Se alcuni mesi fa sarebbe stato il palcoscenico di una gioiosa presentazione poetica , quel sipario è calato ed è sceso il silenzio . Oggi senza la presenza della poetessa e amica Claudia ogni cosa è cambiata . Qui il sipario si può aprire solo sulla memoria . Claudia Petracca , l ’ autrice che tanto aveva anelato , tra mille dubbi e desiderio , questa pubblicazione , prematuramente e inaspettatamente non è più tra noi , come mestamente si suol dire . Ho ri-letto le sue poesie non più a cuor leggero prima di redigere alcune brevi riflessioni e mi è parso di incontrare ancora un ’ altra Claudia . Se nei giorni della progettazione di questo libro avevo sostato sui suoi versi , ora mi sono sentita affondare , sprofondare nelle viscere della sua parola per sentirmi sbalzata fuori con nuove scoperte : le confidenze tra donne fatte di risate – Claudia amava tenere la gioia in un cantuccio della sua anima senza proporla di sua iniziativa , ma appena gliela offrivi , sorprendentemente , balzava fuori – fatte di malinconie e caffè al bar , come anche le corrispondenze letterarie , se così possono definirsi , quelle sono restate tali . E mi piace parteciparne due , legate a questo libro . Un pomeriggio , come spesso solevamo fare , condividendo un caffè , le racconto di una lunga pelle di serpente che era stata trovata nella mia campagna nell ’ entroterra brindisino , in contrada Santa Maria . E tra alcune considerazioni e sorseggiando il caffè le chiedo se conoscesse quel pensiero di Friedrich Nietzsche : “ Il serpente che non può cambiar pelle muore . Lo stesso accade agli spiriti ai quali si impedisce di cambiare opinione : cessano di essere spiriti ”. Due giorni dopo , Claudia mi telefona e mi dice che mi ha inviato una poesia per email . Aveva composto con mia grande sorpresa e gioia “ La pelle del serpente ” che poi è diventato il titolo della silloge , sostituendo quello che precedentemente avevamo scelto . Claudia in un altro nostro incontro con caffè mi parla e mi chiede se conoscevo “ Passeggiate Solitarie ” di Jean- Jacques Rousseau da cui aveva tratto un pensiero , ora inserito in quarta di copertina di questa pubblicazione . Incuriosita , corro in libreria e lo compro ! Erano questi gli scambi che spesso accadevano tra di noi e che tanto ci entusiasmavano . E