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apparire ai pazienti più scrupolosi
perchè “si preoccupano”, dall’informazione distorta fornita da corsi,
seminari, congressi organizzati con
lo scopo di enfatizzare l’efficacia di
nuove terapie e strumenti diagnostici,
e anche dagli stessi pazienti che traggono informazioni da riviste divulgative o da siti internet o dal tam-tam
tra di loro.
Occorre che i cittadini si rendano
conto che per la loro salute non sempre “fare di più significa fare meglio”.
Negli USA si valuta che l’ammontare
delle prestazioni che non apportano
nessun beneficio ai pazienti e di conseguenza rappresentano uno spreco
corrisponda ad almeno il 30% della
spesa sanitaria. Per contrastare ciò,
già nel 2002 era stato lanciata la
“Carta della Professionalità Medica per il nuovo millennio”, che ha
come suoi principi fondamentali il
primato del benessere del paziente,
la sua autonomia e la giustizia sociale. In particolare la Carta chiama in
causa i medici perché si assumano
la responsabilità di evitare scrupolosamente test e procedure superflue,
dato che “fornire servizi non necessari non solo espone i pazienti a
rischi e costi evitabili ma anche riduce le risorse disponibili per gli altri”.
Non dunque un “razionamento”
dell’assistenza sanitaria per tagliare
indiscriminatamente i costi, ma una
riduzione di spreco nell’interesse
di tutti. La fondazione statunitense
ABIM (American Board of Internal
Medicine) basandosi sugli id