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PEDIATRA
La medicina e la
pediatria al tempo
della crisi attuale
Dottor
Carlo Alfaro
Pediatra
L
a grave crisi economica attuale investe sempre di più
anche il campo della tutela
della salute, compresa quella dell’infanzia. I dati Istat diffusi in
questi giorni sulla povertà in Italia
denunciano una situazione triste per
i bambini, soprattutto nel Sud: nel
2012 la metà dei poveri assoluti - 2
milioni 347 mila su 4,8 milioni di abitanti - risiede nel Mezzogiorno, e di
questi oltre 1 milione è costituito da
minori (contro i 700 mila dell’anno
precedente).
Il tasso di povertà tra i bambini e gli
adolescenti è tra i più importanti indicatori di salute e benessere di una
società, perché l’infanzia è l’epoca
più vulnerabile, per cui l’aumento
della povertà infantile è emblematico
della profonda crisi economica, politica, sociale del nostro Paese. Secondo
l’ultimo rapporto Unicef, l’Italia infatti si situa molto in basso per quanto
attiene alla cura e ai servizi sanitari
per l’infanzia, al 22esimo posto in
una lista di 29 Paesi. L’Osservatorio
nazionale sulla salute dell’infanzia e
dell’adolescenza inaugurato da poco
a Milano conferma l’allarme attraver-
so uno studio che ha coinvolto 600
pediatri e mille famiglie italiane: nove
famiglie su dieci affermano di sentire del disagio economico (per il 19%
molto pesante, per il 71 abbastanza),
il 54% limita i controlli diagnostici e
specialistici, il 60% anticipa lo svezzamento per risparmiare, il 57% trova
troppo cari i pannolini, il 37% rischia
di andare fuori budget per impiantare
ai figli un apparecchio odontoiatrico,
il 25% per comprare degli occhiali
nuovi e il 21% per scarpe ortopediche e plantari.
La situazione è più critica nelle regioni del Sud, dove paradossalmente
le cure costano di più nonostante un
livello più basso. L’organizzazione
internazionale Save the children,
che dal 1919 lavora in 119 Paesi per
migliorare concretamente la vita dei
bambini, ha denunciato nel dossier
“L’isola che non sarà” che si sta
consumando in Italia un vero e proprio “furto di futuro” ai danni dei
bambini, in quanto la povertà li sta
privando di prospettive ed opportunità. Tra i responsabili si denuncia anche lo scarso interesse per le politiche
dell’infanzia mostrato dalle istituzioni, poichè l’Italia è solo al 18esimo
posto in Europa su 27 Paesi per spesa
per l’infanzia e famiglia, pari all’1,1%
del Pil. Per questo l’associazione ha
lanciato la campagna “Allarme infanzia”, a sostegno dell’infanzia a rischio
in Italia: “Cancellare il futuro di
bambini e giovani significa compromettere il futuro dell’intero
paese”, ha dichiarato Valerio Neri,
direttore generale Save the Children
Italia. Una risposta sensata allo “spread” sanitario è la “Slow medicine”,
che si basa sul principio che fare di
più non vuol dire fare meglio. L’utilizzo di molti trattamenti sanitari e
procedure diagnostiche non sempre
si accompagnano infatti a maggiori
benefici per i pazienti.
Interessi economici e ragioni di carattere culturale e sociale spingono
all’eccessivo consumo di prestazioni
sanitarie, dilatando oltre misura le
aspettative delle persone, più di quanto il sistema sanitario sia in grado di
soddisfare e soprattutto di quanto sia
veramente utile. L’alternativa proposta è una medicina “sobria”, che
intervenga con moderazione, gradualità, essenzialità, utilizzando in modo
appropriato e senza sprechi le risorse
disponibili. Non si tratta di risparmiare sulla salute, ma di preservarla dagli
eccessi di medicalizzazione che, oltre
a non essere più sostenibili per la crisi, sono anche dannosi.
Da tempo è stato evidenziato che
molti esami e molti trattamenti chirurgici e farmacologici largamente
diffusi non apportano benefici per
i pazienti e anzi rischiano di essere dannosi, e continuano ad essere
prescritti ed effettuati per abitudine,
per soddisfare pressanti richieste dei
pazienti, per timore di sequele medico- legali, per interessi economici,
per dimostrare al paziente di approfondire il caso applicando il concetto
del “fare tutto il possibile”. Per contrastare questa “medicina inutile”
è necessario agire in più direzioni.
Ci vuole in primo luogo una nuova
consapevolezza e un’assunzione di
responsabilità da parte dei medici,
sottoposti a forti pressioni da parte
di aziende di prodotti farmaceutici,
condizionati dalla concorrenza di
colleghi malinformati che possono
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