100% Fitness Mag - Anno VII Agosto 2013 | Page 34

100% FITNESS MAGAZINE PEDIATRA La medicina e la pediatria al tempo della crisi attuale Dottor Carlo Alfaro Pediatra L a grave crisi economica attuale investe sempre di più anche il campo della tutela della salute, compresa quella dell’infanzia. I dati Istat diffusi in questi giorni sulla povertà in Italia denunciano una situazione triste per i bambini, soprattutto nel Sud: nel 2012 la metà dei poveri assoluti - 2 milioni 347 mila su 4,8 milioni di abitanti - risiede nel Mezzogiorno, e di questi oltre 1 milione è costituito da minori (contro i 700 mila dell’anno precedente). Il tasso di povertà tra i bambini e gli adolescenti è tra i più importanti indicatori di salute e benessere di una società, perché l’infanzia è l’epoca più vulnerabile, per cui l’aumento della povertà infantile è emblematico della profonda crisi economica, politica, sociale del nostro Paese. Secondo l’ultimo rapporto Unicef, l’Italia infatti si situa molto in basso per quanto attiene alla cura e ai servizi sanitari per l’infanzia, al 22esimo posto in una lista di 29 Paesi. L’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza inaugurato da poco a Milano conferma l’allarme attraver- so uno studio che ha coinvolto 600 pediatri e mille famiglie italiane: nove famiglie su dieci affermano di sentire del disagio economico (per il 19% molto pesante, per il 71 abbastanza), il 54% limita i controlli diagnostici e specialistici, il 60% anticipa lo svezzamento per risparmiare, il 57% trova troppo cari i pannolini, il 37% rischia di andare fuori budget per impiantare ai figli un apparecchio odontoiatrico, il 25% per comprare degli occhiali nuovi e il 21% per scarpe ortopediche e plantari. La situazione è più critica nelle regioni del Sud, dove paradossalmente le cure costano di più nonostante un livello più basso. L’organizzazione internazionale Save the children, che dal 1919 lavora in 119 Paesi per migliorare concretamente la vita dei bambini, ha denunciato nel dossier “L’isola che non sarà” che si sta consumando in Italia un vero e proprio “furto di futuro” ai danni dei bambini, in quanto la povertà li sta privando di prospettive ed opportunità. Tra i responsabili si denuncia anche lo scarso interesse per le politiche dell’infanzia mostrato dalle istituzioni, poichè l’Italia è solo al 18esimo posto in Europa su 27 Paesi per spesa per l’infanzia e famiglia, pari all’1,1% del Pil. Per questo l’associazione ha lanciato la campagna “Allarme infanzia”, a sostegno dell’infanzia a rischio in Italia: “Cancellare il futuro di bambini e giovani significa compromettere il futuro dell’intero paese”, ha dichiarato Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia. Una risposta sensata allo “spread” sanitario è la “Slow medicine”, che si basa sul principio che fare di più non vuol dire fare meglio. L’utilizzo di molti trattamenti sanitari e procedure diagnostiche non sempre si accompagnano infatti a maggiori benefici per i pazienti. Interessi economici e ragioni di carattere culturale e sociale spingono all’eccessivo consumo di prestazioni sanitarie, dilatando oltre misura le aspettative delle persone, più di quanto il sistema sanitario sia in grado di soddisfare e soprattutto di quanto sia veramente utile. L’alternativa proposta è una medicina “sobria”, che intervenga con moderazione, gradualità, essenzialità, utilizzando in modo appropriato e senza sprechi le risorse disponibili. Non si tratta di risparmiare sulla salute, ma di preservarla dagli eccessi di medicalizzazione che, oltre a non essere più sostenibili per la crisi, sono anche dannosi. Da tempo è stato evidenziato che molti esami e molti trattamenti chirurgici e farmacologici largamente diffusi non apportano benefici per i pazienti e anzi rischiano di essere dannosi, e continuano ad essere prescritti ed effettuati per abitudine, per soddisfare pressanti richieste dei pazienti, per timore di sequele medico- legali, per interessi economici, per dimostrare al paziente di approfondire il caso applicando il concetto del “fare tutto il possibile”. Per contrastare questa “medicina inutile” è necessario agire in più direzioni. Ci vuole in primo luogo una nuova consapevolezza e un’assunzione di responsabilità da parte dei medici, sottoposti a forti pressioni da parte di aziende di prodotti farmaceutici, condizionati dalla concorrenza di colleghi malinformati che possono 34