Viaggi in Lambretta - Mamma li turchi (2012) | Page 117
Una piccola galleria sotterranea scavata nella roccia (l’ antico ingresso da cui entravano gli atleti) ci conduce
in quello che era il vestibolo trasformato ora in piccolo museo dove vengono conservate tutte le torce
olimpiche.
Torniamo in pista e decidiamo di calarsi a pieno nell’ atmosfera olimpica greca: giro di pista a corsa! Come
due imbecilli corriamo come dei pazzi lungo tutta la pista, ovviamente ripresi dalla fotocamera lasciata
accesa sugli spalti. All’ arrivo siamo vicini al collasso, non è stata una grande idea farlo sotto il sole cocente
delle 14.00. La testa pulsa e ci stiamo per sciogliere, quindi decidiamo di ammirare ancora un po’ lo stadio da
uno dei pochi punti all’ ombra. Ripresi un attimo dal malore facciamo la foto di rito sul podio e usciamo,
pronti per una nuova ustione in moto alla volta di Epidauro dove ci aspetta il grande anfiteatro.
Circa 120 km sotto il sole cocente (adottiamo la tattica del “inzuppa il casco a ogni fontanella”) ci separano
da Epidauro ma fortunatamente non abbiamo inconvenienti, cominciamo a starci stretti con i tempi e il
giorno in meno iniziale comincia a farsi sentire, basterebbe un guasto un po’ più grave che saremmo nella
merda con il traghetto del giorno dopo. Arrivati sul posto come di consueto ci rinfreschiamo sotto una
fontana, paghiamo il biglietto (con la vecchia scusa dello studente a questo giro ci fanno entrare gratis
entrambi, dicendoci che se eravamo venuti dall’ Italia fin lì in quelle condizioni ce lo meritavamo) e ci
incamminiamo verso il sito archeologico. Anche qui rimaniamo a bocca aperta, come avevamo visto dalle
foto l’ anfiteatro è praticamente integro e visto che non c’ era anima viva (il sole e la temperatura non
permettevano a nessuna persona sana di mente di stare lì) facciamo subito la prova sonora