benché la Germania fosse una volta la mia patria . E non sono nemmeno ebrea , benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio […] Noi déracinés dell ’ Europa che abbiamo « cambiato più volte di frontiera che di scarpe » – come dice Brecht , questo re dei déracinés – anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un ’ Europa unita e perciò siamo federalisti .
La mancanza di radici , l ’ assenza di una patria , il rifiuto di qualunque forma di nazionalismo e di qualunque razza come linea di divisione tra gli uomini : negli anni , il tema dell ’ appartenenza nazionale non può non intrecciarsi in Ursula alla più delicata riflessione su cosa voglia dire per lei essere ebrea . In uno scambio epistolare con Natalia Ginzburg 6 nella prima metà degli anni
6 . Scrittrice di primo piano nella letteratura italiana del novecento , Natalia Levi nasce a Palermo il 14 luglio 1916 da famiglia ebraica di origine triestina . Sposa nel 1938 Leone Ginzburg ( col cui cognome firmerà in seguito tutte le sue opere ), docente universitario di letteratura russa , noto antifascista che , come Colorni di cui era compagno di lotta , pagherà con la vita il suo impegno nella Resistenza .
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