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Purtroppo, infatti, solo metà del cielo è sotto la sorveglianza di telescopi adeguati al compito; e se a questo si aggiunge che la sorveglianza da Terra è possibile solo di notte e che purtroppo i NEO non ci usano la“ cortesia” di interrompere il loro cammino di giorno, cioè quando non siamo in grado di seguirli nella loro orbita, le difficoltà del caso diventano evidenti. Nel calcolare l’ evoluzione orbitale di un oggetto appena scoperto c’ è sempre un margine di imprecisione e solo le successive osservazioni, cioè il cosiddetto follow up, che sono decisive nello stabilire l’ effettiva rotta di un NEO, ci permettono di effettuare previsioni attendibili. E’ questo uno dei casi in cui gli Astrofili danno il loro miglior contributo: essi, pur non essendo dotati di telescopi molto potenti, sanno con estrema precisione dove guardare e questo facilita loro il compito. Anche altri Neo ci hanno dato dei problemi. E’ il caso di 1998XF11 e 1999AN10, entrambi abbastanza grandi da costituire un pericolo di portata planetaria. Il primo ha suscitato un certo subbuglio nella comunità astronomica e una grande eccitazione nei media. La notizia secondo cui ci sarebbe venuto addosso nel 2028, infatti, è stata comunicata al pubblico senza aspettare che il responso degli scienziati ne desse conferma. Il calcolo della sua orbita, poi, verificato a più riprese, ha reso definitivamente chiaro che la rotta di questo asteroide è del tutto innocua. Inoltre, una ricercatrice americana, sfogliando i suoi archivi, si è resa conto di aver già fotografato XF11 molti anni addietro: trattasi, dunque, di un asteroide dall’ orbita fortemente eccentrica che periodicamente, come fanno le comete, si avvicina innocuamente e silenziosamente alla Terra. La storia di AN10 è molto simile a quella di XF11. Nella primavera del’ 99 il team di Andrea Milani lo aveva avvistato ed, eseguendo dei calcoli matematici sulla sua orbita, aveva dichiarato che l’ asteroide rientrava nella categoria degli oggetti a rischio di impatto con la Terra. Non tutti sanno, infatti, che è stata da poco adottata una scala destinata proprio a classificare i vari gradi di rischio di impatto per asteroidi e comete di cui si conosce l’ orbita. Questa scala si basa sui colori e utilizza i numeri da 0 a 10, dove 0 significa che non vi è nessuna possibilità di impatto, mentre 10 rappresenta la certezza dell’ evento. Tornando a AN10, comunque, esso è, in questo momento, di nuovo a portata dei nostri telescopi e sarà visibile nel cielo ancora per un po’ di tempo; poi sparirà per essere di nuovo alla nostra portata nel 2027. Ma … sorpresa! L’ asteroide è una vecchia conoscenza. Esso era già stato osservato quarantaquattro anni fa da due astronomi tedeschi che, dopo averne calcolato l’ orbita, hanno dichiarato AN10 del tutto innocuo. Fino alla fine dello scorso decennio il NEO che ci era venuto più vicino era 1989FC. Questo asteroide, che viaggiava alla velocità di trenta Km / sec e che aveva le dimensioni di una gigantesca portaerei militare, passò ad una distanza pari a circa il doppio della distanza Terra-Luna. La beffa, però, sta nel fatto che della sua esistenza ci si rese conto solo … tre settimane dopo il suo“ incontro ravvicinato”: 1989FC ci ha mancato per sole quattro- sei ore! Anche 1996JA1 e 1996JC sono stati individuati dai telescopi solo pochi giorni prima del loro massimo avvicinamento alla Terra. Se uno dei due fosse stato in rotta di collisione con noi, l’ evento ci avrebbe colti del tutto impreparati. Un altro caso interessante riguarda la cometa Swift – Tuttle, il cui diametro misura più di 10 Km, più o meno come quella che ha provocato l’ estinzione dei dinosauri. Scoperta da Lewis Swift e da Horace Tuttle durante la guerra civile americana, essa fu nuovamente avvistata nel 1992. In base ai calcoli effettuati, si stabilì che esiste una piccola possibilità che essa impatti con la Terra al suo prossimo passaggio che avverrà nel 2126. L’ eccentricità dell’ orbita delle comete, però, fa sì che esse trascorrano molto del loro periodo orbitale vicino al Sole, dove l’ orbita è soggetta ad ogni sorta di perturbazione per via dell’ attività solare. Al suo riapparire, dunque, la cometa potrebbe presentare:
1) Lo stesso fattore di rischio( di impatto) calcolato dagli scienziati;
2) Un fattore di rischio del tutto inesistente; 3) Un fattore di rischio assai più basso; 4) Un fattore di rischio assai più alto.
Fortunatamente la minaccia è abbastanza lontana e ciò ci permette di rimandare l’ organizzazione di un sistema di difesa. Tuttavia il problema dei NEO esiste, è attuale e non dovrebbe essere sottovalutato.