Tuttomondo 2018 La radio | Page 13

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N. 8 - La radio

latte!. )Nel 1918 la famiglia Marconi si stabilì a

a Roma, a Villa Sforza Cesarini sul Gianicolo, e in quell’anno persino il Vaticano volle installare una propria stazione radio.

Ma si sta avvicinando il momento in cui in mito di Marconi si lega alla mia piccola storia familiare. Nel 1919 Marconi acquistò a Southampton per 19.000 sterline uno yacht di 75 metri, costruito in origine per l’Arciduchessa Maria Teresa d’Austria, e lo portò a La Spezia per trasformarlo in un laboratorio scientifico, ribattezzandolo Elettra. Possedere una nave dove poter condurre esperimenti senza distrazioni e senza suscitare la curiosità di chi gli stava intorno era stato da sempre il suo più grande desiderio. Negli anni ’20 e ’30 del Novecento ogni estate il suo grande panfilo ormeggiava davanti a Viareggio. Appena fermo, l’Elettra era preso d’assalto da patini e piccole imbarcazioni cariche di persone che volevano omaggiare il grande Marconi, mentre a volte era lui, elegantissimo, che scendeva a terra e andava a sedersi al Caffè Savoia in Passeggiata. Mio padre sosteneva di averlo visto quando aveva solo quattro o cinque anni e di non aver mai scordato né lui, né la sua candida bellissima nave. Viareggio fu anche teatro della sua storia d’amore con Cristina Bezzi-Scali, che vi soggiornava in estate con la famiglia: Marconi invitava i Bezzi-Scali sull’Elettra, oppure cenavano vicini ai tavoli del Savoia quando scendeva a terra. Nel 1927 Cristina sarebbe divenuta la sua seconda moglie.

COME SI È DETTO, sull’Elettra Marconi aveva un laboratorio in cui sperimentava e inventava, e penso che quella nave fosse il sogno di mio padre bambino. Io intanto, mentre lui mi raccontava, lo sfinivo chiedendogli di cambiare il mio nome, che Elettra mi sembrava bellissimo e unico, e perché non mi avesse chiamata così. In fondo Marconi l’aveva dato alla sua ultima figlia, nata nel 1930 dalla seconda moglie, ma pare che mia madre lo considerasse un nome troppo eccentrico, e forse aveva ragione! L’Elettra era una nave mitica, bellissima, che solcava i mari di tutto il mondo, descritta da D’Annunzio come «la candida nave che naviga nel miracolo e anima i silenzi eterei del mondo». Fu sull’Elettra che Marconi intuì la possibilità di trasmettere in onde corte, scoperta che rese obsoleta la trasmissione su onde lunghe, usate fino ad allora: Marconi quindi superò sé stesso! Inoltre vi iniziò gli studi sulla televisione e sulla navigazione cieca, il cosiddetto radiofaro Marconi. Sulla fama e la memoria di Marconi pesarono poi in seguito i suoi legami col Fascismo. Marconi all’inizio era molto incerto su come considerare Mussolini, tanto che ricevette accuse di essere filo britannico, poi ne divenne sostenitore: pensava che davvero potesse essere per l’Italia l’Uomo del Destino, e poi Marconi era devotissimo al Re e alle sue decisioni. Negli ultimi anni della sua vita però mutò giudizio: gli era divenuto evidente che l’interesse che Mussolini gli manifestava era dovuto solo al prestigio di associare al regime un personaggio amatissimo e rispettato in tutto il mondo. Il suo lusingarlo con le visite sull’Elettra altro non era che cercare di risplendere di luce riflessa, pavoneggiandosi davanti al mondo attraverso il suo nome. Marconi ne fu profondamente deluso, anche se non interruppe mai i rapporti con Mussolini e il suo governo.

ANCHE GLI ULTIMI ANNI della sua vita sono legati all’Elettra e a Viareggio. Marconi soffriva purtroppo di crisi cardiache, che dal 1933 in poi si erano intensificate. Nel 1936 i medici gli impedirono di compiere lunghi viaggi, suggerendogli di fermarsi a Roma, per spostarsi solo in luoghi facilmente raggiungibili. Così all’inizio dell’estate del 1937 decise che sarebbe venuto a Viareggio, all’Hotel Astor, con l’Elettra ormeggiata davanti all’albergo, in modo da poterla raggiungere facilmente. La figlia era già a Viareggio con la nonna, e la mattina del 19 luglio Marconi accompagnò la moglie alla stazione per prendere il treno per Viareggio. Il 20 sarebbe stato il compleanno della piccola Elettra, ma aveva ancora delle cose da sbrigare a Roma, e si sarebbe messo in viaggio il 21. Marconi però non arrivò mai a Viareggio, nel pomeriggio dello stesso giorno si sentì male. Sembrava una delle tante crisi cardiache, non più grave delle altre. I medici arrivarono subito, ma alle 3.45 antimeridiane del 20 luglio del 1937 Marconi morì. I funerali a Roma furono grandiosi, con delegazioni da tutto il mondo, ma il tributo più impressionante fu quello resogli dall’Impero Britannico, che impose in tutti i suoi territori l’assoluto silenzio radio per alcuni minuti: nessun messaggio venne trasmesso né ricevuto, le stazioni della BBC interruppero le trasmissioni, e fu allora che mio padre bambino decise di diventare Marconista.