Tuttomondo 2018 Intolleranza | Page 10

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I romanzi che hai citato, che sono all’interno della libreria in cui i due si incontrano, come ad esempio Non puoi tornare a casa di Thomas Wolfe, Il giovane Holden di Salinger, Uomini e topi di Steimbeck, fanno anche parte dei tuoi romanzi preferiti? Pensi anche tu, come Raymond, che Il giovane Holden sia sopravvalutato?

«Gli autori sono inevitabilmente tra i miei preferiti. La scelta dei romanzi citati, invece, è stata condizionata dal fatto che altri romanzi che adoro, purtroppo non erano editi al momento dell’incontro tra Raymond ed Anna.

Rimangono comunque tutti grandissimi romanzi. Il giovane Holden è il romanzo di formazione per eccellenza. Ammetto che arrivai a leggerlo dopo aver ascoltato le numerose storie “di sangue” legate a quest’opera e quindi l’aspettativa che ebbi fu quella d’un romanzo demoniaco (o quasi) e inevitabilmente restai deluso nel scoprire soltanto un meraviglioso romanzo.

Raymond, a parer mio, tentava meramente di far colpo su Anna, e quale modo migliore che disprezzare un capolavoro della letteratura? Quantomeno Anna avrebbe sempre ricordato quello strano tizio in libreria».

Ad un certo punto compare un fantasma del passato di Ray: Clara. Vuoi parlarci di lei?

«Clara è il primo grande amore, ed in quanto tale, non è possibile dimenticarlo (o in questo caso “citarlo”). In realtà, vi parlerò di Clara, ampliamente, nel prossimo romanzo della saga di Raymond “Ray” Bosco».

Dato che questo romanzo è il primo di una serie di 3 (forse 4) romanzi, dedicherai spazio alla storia d’amore tra Ray e Clara? E per il il terzo e (forse) il quarto hai già delle idee? Puoi anticiparci qualcosa?

«Clara, come in parte anticipato in questo romanzo, ha un ruolo fondamentale nell’adolescenza e nel destino da scrittore di Raymond e sarà interessante (quantomeno per l’autore) capirci e saperne di più. Posso anticipare che il prossimo romanzo tratterà della nascita e l’adolescenza di Raymond fino alla pubblicazione del primo romanzo dal titolo “Fever” - “Febbre” (ispirato proprio dalla storia d’amore di Clara).

Mentre il terzo, sicuramente tratterà Raymond immediatamente dopo la fine di “E’ tutta una follia Raymond Bosco”. Per il quarto suppongo che dipenderà molto da ciò che avverrà nel terzo».

So che hai una sfrenata passione per le macchine da scrivere. In particolare collezioni Olivetti.

Hai mai scritto anche solo una pagina di uno dei tuoi romanzi con una delle tue Olivetti?

«Ho scritto alcune lettere, ma mai pagine di romanzi. Troppo complicato, oppure io troppo imbranato. Preferisco scrivere appunti sui vari taccuini che ho sempre appresso e poi riportare tutto sul computer».

Come mai hai deciso di iniziare questa collezione?

«La macchina per scrivere è uno di quegli oggetti che definirei magici col potere di attrarre chiunque: dai più piccoli agli adulti. In realtà ho cominciato comprandone alcune che desideravo possedere, poi è avvenuto il degenerato ed un modello dietro l’altro. La più rare da trovare?

La rarità è nelle condizioni in cui possono essere trovate. La macchina per scrivere ha una vita relativamente breve, ed una diffusione capillare, quindi la maggior parte dei modelli, sono più o meno tutte rintracciabili.

L’acquisto ad un buon prezzo è la rarità. Certamente esiste una versione “Celeste” ed una “Verde” della Valentine Olivetti che è molto, molto complesso rintracciare o in alternativa, acquistare».

La prossima che acquisterai o vorrai acquistare?

«Sono molto attratto da Corona “pieghevole” che è lo stesso modello utilizzato da Hemingway durante i reportage di guerra. Un capolavoro di meccanica compatta, ed ovviamente la Olivetti M1, la prima macchina per scrivere prodotta dalla Olivetti. Probabilmente, quando troverò il coraggio di vendere uno degli organi non vitali, l’acquisterò».

Per quanto riguarda il Whisky, c’è un passo del romanzo che fa capire il rapporto che Ray Bosco ha con il Jack Daniel’s. Hemingway sosteneva che si può scrivere solo di ciò che si conosce, quindi, tu sei un consumatore di Whisky?

«“Consumatore” occasionale. Amo di più il vino, ma non potevo certamente entrare nello strano mondo di Raymond Bosco senza conoscere gli odori, il gusto e soprattutto le conseguenze che hanno sulla mente e sul fisico un paio di bicchieri di Jack Daniel’s».