Test gioia Dicembre 2013 | Page 74

sotto le lenzuola / 1 «Una donna nuda che cavalca un fallo meccanico sarebbe uno studio scientifico?». Il rettore ha le sue ragioni, e non solo perché anche noi penseremmo a un 74 pervertito in cerca di scuse, se qualche nostro stipendiato ci chiedesse di approvare il suo stare a guardare due che fanno sesso in ufficio (e non su un monitor connesso a YouPorn: dal vivo, sebbene ricoperti molto poco eroticamente di cavi che ne registrino variazioni cardiache e cerebrali). Il rettore h a le sue ragioni perché, quando William Masters e Virginia Johnson iniziarono a lavorare a quelli che dieci anni dopo sarebbero stati pubblicati e divenuti testi fondamentali nello studio della sessualità, non si sapeva niente. Non sapeva niente Masters, che aveva a quanto pare creduto a ogni orgasmo femminile simulato in sua presenza (poverino), e ancora meno sapeva il resto del mondo. Dalla lubrificazione vaginale all’orgasmo femminile, tutto ciò che ora diamo per scontato era un mistero che sarebbe stato illuminato dai volenterosi M&J. Che a un certo punto decisero che la cosa migliore era sperimentare su loro stessi: il che ci costringe, oltre agli errati convincimenti sulla sessualità, a rivedere anche il capitolo della seduzione e delle relative tattiche. Se la divorziata Virginia Johnson avesse detto alla mamma «C’è questo tizio sposato che mi propone di fare sesso con lui per studiare gli effetti della copula sul corpo umano», lei l’avrebbe probabilmente sconsigliata, in un’ottica anni Cinquanta di donna-da-sistemare. E neanche le più anticonformiste di noi, sessant’anni e molte evoluzioni delle William Masters e Virginia Johnson, a sinistra nella serie tv Masters of sex, a fianco, come erano nella realtà. Lui ginecologo, lei psicologa, in 11 anni di lavoro hanno osservato oltre 10.000 rapporti sessuali di 700 volontari: dal loro studio è nato un rapporto uscito nel 66, L’atto sessuale nell’uomo e nella donna (noto semplicemente come Masters & Johnson), pietra miliare della sessuologia moderna, che per primo ha svelato una grande verità: la sessualità femminile non è inferiore a quella maschile. dinamiche di coppia dopo, pronosticherebbero a una vicenda iniziata così una fine da coppia perbene, con William che divorzia dalla prima moglie e sposa Virginia. (Poi divorzierà anche da lei, negli anni Novanta, per una terza moglie con cui resterà sposato fino alla morte, nel 2001. A 76 anni, Masters aveva ancora l’energia, più da star del cinema che da sessuologo, di divorziare e risposarsi. Johnson non si è più sposata ed è morta lo scorso luglio). Che andasse a finire con una rivoluzione sessuale e un matrimonio non era previsto, ma due cose in retrospettiva paiono illuminanti. Una è che, prima di M&J, la sessualità era definita dal rapporto Kinsey, che però era basato su interviste. Chiedi a degli esseri umani cosa accada nei loro letti, e ne ricaverai qualcosa di molto distante da una verità scientifica. L’altra è che, se crediamo ai dialoghi della serie tv, la prima moglie di Masters, quella il cui matrimonio era immolato a strazianti tentativi riproduttivi, non lo chiamava William né Bill né amore: lo chiamava “daddy”, papà. Non ci vuole uno studio scientifico per chiarire che a volte gli uomini sono abbastanza imprevedibili da sposare una con cui fanno sesso ricoperti di cavi elettrici, ma mai così tanto da restare sposati con una che li chiama “papà”. G michael desmond/showtime, washington university libraries piace fare più di quanto le piaccia fare sesso col marito. È il 1956, e Gini sta descrivendo una relazione che potrebbe aver luogo nel 2013. Successivamente, il dottorino con cui Virginia si vede avrà una crisi di nervi perché lei lavora troppo e continua a dirgli che sono solo amici. «Gli amici non fanno l’amore!», protesta lui come un liceale, o come un uomo del 2013: incapace di metabolizzare lo scombussolamento di ruoli per cui lei non vuole sei ore di preliminari o un anello di fidanzamento. Sempre in quell’antiquariato che sembra il 2013, Masters nel 56 è ancora sposato con una moglie ossessionata dall’infertilità (ne divorzierà, per sposare Johnson, nel 71). Ma, siccome tutta quella modernità è comunque collocata negli anni Cinquanta, declina l’offerta di guardarla masturbarsi: la ama troppo per farle fare quelle cosacce che chiede alle donne che studia. Poche scene più in là, il dottorino non si è ancora ripreso dall’esperienza con Virginia, che – niente meno – lo ha iniziato a quella turpitudine denominata sesso orale. Lui lo propone a quelle che vengono dopo di lei, ma la strada per la liberazione sessuale è ancora lunga: ne ottiene risposte come «Ma non possiamo fare come si fa di solito?». M&J: e il sesso diventa scienza