sotto le lenzuola / 1
«Una donna nuda che cavalca un fallo meccanico sarebbe uno studio scientifico?».
Il rettore ha le sue ragioni, e non solo
perché anche noi penseremmo a un
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pervertito in cerca di scuse, se qualche
nostro stipendiato ci chiedesse di approvare il suo stare a guardare due
che fanno sesso in ufficio (e non su un
monitor connesso a YouPorn: dal vivo, sebbene ricoperti molto poco eroticamente di cavi che ne registrino
variazioni cardiache e cerebrali). Il
rettore h a le sue ragioni perché, quando William Masters e Virginia Johnson iniziarono a lavorare a quelli che
dieci anni dopo sarebbero stati pubblicati e divenuti testi fondamentali
nello studio della sessualità, non si
sapeva niente.
Non sapeva niente Masters, che aveva
a quanto pare creduto a ogni orgasmo
femminile simulato in sua presenza
(poverino), e ancora meno sapeva il
resto del mondo. Dalla lubrificazione
vaginale all’orgasmo femminile, tutto
ciò che ora diamo per scontato era un
mistero che sarebbe stato illuminato
dai volenterosi M&J. Che a un certo
punto decisero che la cosa migliore
era sperimentare su loro stessi: il che
ci costringe, oltre agli errati convincimenti sulla sessualità, a rivedere
anche il capitolo della seduzione e
delle relative tattiche.
Se la divorziata Virginia Johnson avesse detto alla mamma «C’è questo tizio
sposato che mi propone di fare sesso
con lui per studiare gli effetti della copula sul corpo umano», lei l’avrebbe
probabilmente sconsigliata, in un’ottica
anni Cinquanta di donna-da-sistemare.
E neanche le più anticonformiste di noi,
sessant’anni e molte evoluzioni delle
William Masters e Virginia Johnson,
a sinistra nella serie tv Masters of
sex, a fianco, come erano nella
realtà. Lui ginecologo, lei
psicologa, in 11 anni di lavoro
hanno osservato oltre 10.000
rapporti sessuali di 700 volontari:
dal loro studio è nato un rapporto
uscito nel 66, L’atto sessuale
nell’uomo e nella donna (noto
semplicemente come Masters
& Johnson), pietra miliare della
sessuologia moderna, che per
primo ha svelato una grande
verità: la sessualità femminile
non è inferiore a quella maschile.
dinamiche di coppia dopo, pronosticherebbero a una vicenda iniziata così una
fine da coppia perbene, con William che
divorzia dalla prima moglie e sposa
Virginia. (Poi divorzierà anche da lei,
negli anni Novanta, per una terza moglie con cui resterà sposato fino alla
morte, nel 2001. A 76 anni, Masters
aveva ancora l’energia, più da star del
cinema che da sessuologo, di divorziare
e risposarsi. Johnson non si è più sposata ed è morta lo scorso luglio).
Che andasse a finire con una rivoluzione sessuale e un matrimonio non
era previsto, ma due cose in retrospettiva paiono illuminanti.
Una è che, prima di M&J, la sessualità era definita dal rapporto Kinsey, che
però era basato su interviste. Chiedi a
degli esseri umani cosa accada nei loro
letti, e ne ricaverai qualcosa di molto
distante da una verità scientifica.
L’altra è che, se crediamo ai dialoghi
della serie tv, la prima moglie di Masters, quella il cui matrimonio era
immolato a strazianti tentativi riproduttivi, non lo chiamava William né
Bill né amore: lo chiamava “daddy”,
papà. Non ci vuole uno studio scientifico per chiarire che a volte gli uomini sono abbastanza imprevedibili
da sposare una con cui fanno sesso
ricoperti di cavi elettrici, ma mai così
tanto da restare sposati con una che
li chiama “papà”.
G
michael desmond/showtime, washington university libraries
piace fare più di quanto le piaccia fare
sesso col marito. È il 1956, e Gini sta
descrivendo una relazione che potrebbe
aver luogo nel 2013.
Successivamente, il dottorino con cui
Virginia si vede avrà una crisi di nervi
perché lei lavora troppo e continua a
dirgli che sono solo amici. «Gli amici
non fanno l’amore!», protesta lui come
un liceale, o come un uomo del 2013:
incapace di metabolizzare lo scombussolamento di ruoli per cui lei non vuole
sei ore di preliminari o un anello di fidanzamento.
Sempre in quell’antiquariato che sembra
il 2013, Masters nel 56 è ancora sposato con una moglie ossessionata dall’infertilità (ne divorzierà, per sposare
Johnson, nel 71). Ma, siccome tutta
quella modernità è comunque collocata negli anni Cinquanta, declina l’offerta di guardarla masturbarsi: la ama
troppo per farle fare quelle cosacce che
chiede alle donne che studia.
Poche scene più in là, il dottorino non si
è ancora ripreso dall’esperienza con Virginia, che – niente meno – lo ha iniziato
a quella turpitudine denominata sesso
orale. Lui lo propone a quelle che vengono dopo di lei, ma la strada per la liberazione sessuale è ancora lunga: ne
ottiene risposte come «Ma non possiamo
fare come si fa di solito?».
M&J: e il sesso
diventa scienza