Test gioia Dicembre 2013 | Page 73

sotto le lenzuola / 1 Michael Sheen, seduto, e Lizzy Caplan, in Masters of sex, la serie tv in onda su Showtime. Masters & Johnson vi dice qualcosa? di Guia Soncini «Cioè ha finto un orgasmo? Ed è pratica comune tra le prostitute?» «È pratica comune tra chiunque abbia una passera. Tu hai bisogno di una socia». William Masters sta parlando con una prostituta. In quel momento lui non è ancora la metà del marchio con cui diventerà famoso – non ha ancora incontrato Virginia Johnson – e non è ancora quello che poi si sarebbe chiamato “un sessuologo”. Anzi, il rettore dell’università gli dice che quella roba lì «non sarà mai considerata scienza, e tu finirai etichettato come un pervertito». In quel momento Masters è un ginecologo ambizioso che ha intuito che per capire la sessualità non devi fare domande: devi osservare i corpi. Soprattutto, però, è un maschio quarantenne medio: non sa niente. La prostituta con cui parla in una delle prime scene di Masters of sex, la serie iniziata sul canale americano Showtime in settembre, è una di quelle che assoldava nella fase iniziale e più artigianale del suo studio. Le pagava per stare nascosto a spiarne, cronometrarne, appuntarne gli accoppiamenti. In quella scena le chiede conto della brevità del suo orgasmo, lei gli spiega che era finto, lui trasecola, la prostituta gli ride in faccia. Nella prima scena in cui parlerà con Gini, cioè Virginia Johnson che sarebbe diventata la sua assistente e poi sua moglie, le chiederà perché le donne fingano. Lei lo guarderà come una cui stiano chiedendo «Pasta lunga o pasta corta?», e dirà che la donna in genere lo fa per far sbrigare l’uomo: così finiscono prima e lei può tornare a fare quel che stava facendo, che di solito è qualcosa che le 73