sotto le lenzuola / 1
Michael Sheen,
seduto, e Lizzy
Caplan, in Masters
of sex, la serie tv in
onda su Showtime.
Masters & Johnson
vi dice qualcosa?
di Guia Soncini
«Cioè ha finto un orgasmo? Ed è pratica comune
tra le prostitute?»
«È pratica comune tra
chiunque abbia una passera. Tu hai bisogno di una
socia».
William Masters sta parlando con una
prostituta. In quel momento lui non è
ancora la metà del marchio con cui
diventerà famoso – non ha ancora
incontrato Virginia Johnson – e non
è ancora quello che poi si sarebbe chiamato “un sessuologo”. Anzi, il rettore dell’università gli dice che quella
roba lì «non sarà mai considerata scienza, e tu finirai etichettato come un
pervertito». In quel momento Masters
è un ginecologo ambizioso che ha intuito che per capire la sessualità non
devi fare domande: devi osservare i
corpi. Soprattutto, però, è un maschio
quarantenne medio: non sa niente.
La prostituta con cui parla in una delle prime scene di Masters of sex, la
serie iniziata sul canale americano
Showtime in settembre, è una di quelle che assoldava nella fase iniziale e
più artigianale del suo studio. Le pagava per stare nascosto a spiarne,
cronometrarne, appuntarne gli accoppiamenti. In quella scena le chiede
conto della brevità del suo orgasmo,
lei gli spiega che era finto, lui trasecola, la prostituta gli ride in faccia.
Nella prima scena in cui parlerà con
Gini, cioè Virginia Johnson che sarebbe
diventata la sua assistente e poi sua moglie, le chiederà perché le donne fingano.
Lei lo guarderà come una cui stiano
chiedendo «Pasta lunga o pasta corta?»,
e dirà che la donna in genere lo fa per
far sbrigare l’uomo: così finiscono prima
e lei può tornare a fare quel che stava
facendo, che di solito è qualcosa che le
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