Test gioia Dicembre 2013 | Page 154

gioia! le città della moda che bel film Belleville Arriva al cinema il quartiere di Benjamin Malaussène, l’eroe di Pennac. Con il suo splendore working class e le “riqualificazioni” griffate di Giuseppe Culicchia Quando arriva, te ne accorgi dai colori: i colori delle case. A un tratto, cambiano. E quando cambiano i colori delle case, cambiano anche i nomi e le vetrine dei negozi, e i prodotti in vendita, e le pettinature delle commesse. E le facce per strada. E i vestiti e gli accessori sotto quelle facce, sempre più costosi. Come le auto. E alla fine oplà, è cambiato tutto. La cosiddetta gentrification, che in Italia passa spesso per “riqualificazione”, funziona così. L’ho vista nella mia Torino, nel Quadrilatero Romano e ora a San Salvario. E a Londra a Notting Hill. E a Berlino prima a Mitte, poi a Prenzl’ Berg, quindi a Friedrichshein. E da ultimo, a Neukolln. Risultato: anche lì dove fino a poco tempo fa le case te le tiravano dietro, i prezzi al metro quadro sono decollati. A Parigi è toccato a Belleville, il quartiere multietnico diventato celebre negli anni 90 quando Daniel Pennac cominciò a raccontare le disavventure del suo Benjamin Malaussène, capro espiatorio par excellence. Grazie a quel ciclo di romanzi, da 154 Il paradiso degli orchi a La passione secondo Thérèse, l’anti-eroe di Pennac e la sua tribù seppero guadagnarsi l’affetto di generazioni di lettori, anche se poi tutto questo finì per provocare l’inserimento di Belleville tra le mete turistiche irrinunciabili della capitale nei tour del “tutto compreso”. Quanto alla gentrification, ne scriveva già proprio Pennac ne La fata carabina, dove la calata in massa di torme di professionisti ansiosi di riqualificare il posto e dunque snaturarlo era simboleggiata dall’ignobile architetto PonthardDelmaire, che da parte sua abitava in una casa ovviamente di design tutta vetro e legno immersa nel verde, altro che gli alveari dei prolet coi loro odoracci di couscous e kebab. Quartiere operaio ai tempi della Comune di Parigi, dotato di tram funicolare tra la fine dell’Ottocent