gioia! le città della moda
che bel film
Belleville
Arriva al cinema il quartiere di Benjamin Malaussène,
l’eroe di Pennac. Con il suo splendore working
class e le “riqualificazioni” griffate
di Giuseppe Culicchia
Quando arriva, te ne accorgi
dai colori: i colori delle case. A un tratto,
cambiano. E quando cambiano i colori
delle case, cambiano anche i nomi e le vetrine dei negozi, e i prodotti in vendita, e
le pettinature delle commesse. E le facce
per strada. E i vestiti e gli accessori sotto
quelle facce, sempre più costosi. Come le
auto. E alla fine oplà, è cambiato tutto.
La cosiddetta gentrification, che in Italia
passa spesso per “riqualificazione”, funziona così. L’ho vista nella mia Torino, nel
Quadrilatero Romano e ora a San Salvario. E a Londra a Notting Hill. E a Berlino
prima a Mitte, poi a Prenzl’ Berg, quindi
a Friedrichshein. E da ultimo, a Neukolln. Risultato: anche lì dove fino a poco
tempo fa le case te le tiravano dietro, i
prezzi al metro quadro sono decollati. A
Parigi è toccato a Belleville, il quartiere
multietnico diventato celebre negli anni
90 quando Daniel Pennac cominciò a raccontare le disavventure del suo Benjamin
Malaussène, capro espiatorio par excellence. Grazie a quel ciclo di romanzi, da
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Il paradiso degli orchi a La passione secondo Thérèse, l’anti-eroe di Pennac e la
sua tribù seppero guadagnarsi l’affetto di
generazioni di lettori, anche se poi tutto
questo finì per provocare l’inserimento di
Belleville tra le mete turistiche irrinunciabili della capitale nei tour del “tutto compreso”. Quanto alla gentrification, ne
scriveva già proprio Pennac ne La fata
carabina, dove la calata in massa di torme
di professionisti ansiosi di riqualificare il
posto e dunque snaturarlo era simboleggiata dall’ignobile architetto PonthardDelmaire, che da parte sua abitava in una
casa ovviamente di design tutta vetro e
legno immersa nel verde, altro che gli alveari dei prolet coi loro odoracci di couscous e kebab.
Quartiere operaio ai tempi della Comune
di Parigi, dotato di tram funicolare tra la
fine dell’Ottocent