lotti l’ applicazione che arriverà prima, mentre l’ AI si sta già rivelando un grandissimo acceleratore su training, programmazione zero-code, perirobotica e controllo qualità in linea. Sul più volte citato tema sicurezza, Baroncelli, coordinatore nazionale delle norme sui robot, offre il quadro normativo. Le nuove ISO 10218-1 e 10218-2, pubblicate l’ anno scorso, hanno messo un punto fermo per antropomorfi e cobot: la prima riguarda la costruzione dei robot, la seconda le applicazioni. « Il focus finalmente è chiaro: non esiste il robot sicuro, esiste l’ applicazione sicura » Per gli umanoidi è invece uscita da un mese la prima bozza normativa, dedicata alla stabilità di robot bipedi, su ruote e quadrupedi.
Il mercato. L’ arrivo dell’ AI Tocca ancora ad Appendino fotografare la robotica tradizionale,“ quella che oggi fa il fatturato e fa andare avanti le fabbriche”. « I dati World Robotics parlano di un parco mondiale di 4.664.000 robot industriali a fine 2024, oltre cinque milioni la stima attuale, e di 542.000 unità vendute. L’ Asia vale il 70 % del parco e il 75 % delle vendite; la Cina da sola assorbe il 54 % del venduto mondiale e il 31 % dei robot venduti nel mondo è ormai prodotto in Cina. In dieci anni la general industry è cresciuta di 6,2 volte, al 53 % delle installazioni, mentre‘ automotive si è quasi dimezzato in percentuale. L’ Italia resta sesto Paese al mondo e secondo in Europa per robot installati, oltre le 100.000 unità, ma nelle vendite 2024 ha subito il sorpasso dell’ India e un calo del 16 %, seguito da un ulteriore-6,5 % nel 2025, complice l’ attesa infinita degli incentivi post 4.0.“ È inutile raccontarci storie: non stiamo andando bene. Però siamo in buona compagnia: la Germania ha fatto-10 %», osserva Appendino. De Marco, quindi, affronta il confine tra robotica tradizionale e innovativa, « un confine che non solo sta scomparendo, ma sta diventando irrilevante »: ciò che oggi accomuna tutte le soluzioni, al di là della morfologia, è uno strato condiviso di intelligenza artificiale. Nasce una domanda che gli imprenditori pongono sempre più spesso: arrivano le AI, ma dei robot che ho già che ne
NON ESISTE IL ROBOT SICURO, ESISTE PERÒ L’ APPLICAZIONE ROBTIZZATA SICURA: LE NUOVE NORME ISO 10218-1 E 10218-2, PUBBLICATE LO SCORSO ANNO, HANNO MESSO UN PUNTO FERMO faccio? « Le fabbriche reali sono capannoni con vent’ anni di investimenti, macchine buone, ammortizzate, che nessuno vuole sostituire. E qui entra in gioco l’ AI, che non ha il compito di sostituire quello che c’ è, ma di trasformarlo ed elevarlo. Fino a ieri i robot erano sordi e ciechi: se il pezzo fosse arrivato fuori posizione si sarebbero bloccati. Oggi la visione artificiale permette ai sistemi di picking di adattarsi, i sensori alimentano la manutenzione predittiva, il linguaggio naturale riduce la programmazione da giorni a ore. Non stiamo sostituendo i robot: gli stiamo dando un cervello, proteggendo gli investimenti già fatti ».
Prepararsi al futuro La chiusura è affidata a Marco Grilli che, pur ammettendo di trovarci in un momento di grandissima trasformazione, per la contemporaneità dello sviluppo di tante tecnologie, intelligenza artificiale, umanoidi, sistemi di visione, non crede a una trasformazione radicale immediata. « Gli antropomorfi resteranno per lunghi anni il riferimento per tutto quello che è automazione. Tutto il resto aiuta. Aiuta, per esempio, a rendere flessibile ciò che oggi è rigido: Posso trasferire un pezzo da un’ isola all’ altra con un banale nastro, ma il nastro è rigido. Se faccio la stessa attività con un umanoide, domani, quando quella commessa sarà terminata quella flessibilità me la ritrovo su altre commesse. È finita l’ era dello specialista davanti alla macchina. Quella fase deve essere fatta in ufficio, con un software. Noi abbiamo cinque ingegneri che fanno solo questo, permettendoci di arrivare pronti sui processi produttivi: il primo pezzo buono significa non sprecare ed essere puntuali verso il mercato ». Resta il nodo delle competenze: « Trovo l’ istruzione troppo indietro. Cerchiamo giovani con competenze che Scuola e Università non riescono a fornire nei tempi che servono a noi: qui il nostro Paese deve assolutamente cambiare marcia ». www. techmec. it 53