E conomia
IPOTESI SULLE PRINCIPALI VARIABILI ESOGENE
Ma il rallentamento della domanda interna cinese e le incerte prospettive commerciali indeboliscono le attese di crescita del Paese. Negli Stati Uniti, dopo la lieve flessione del PIL nel primo trimestre generata principalmente dal forte aumento delle importazioni, l’ anno dovrebbe chiudersi con una crescita moderata. Ma il futuro è molto incerto: da un lato l’ incremento senza precedenti storici dei dazi sulle importazioni e la notevole incertezza alimentata dalla politica commerciale potrebbero influenzare negativamente le decisioni di consumo delle famiglie e di investimento nei prossimi mesi; dall’ altro il taglio delle imposte promesso da Trump, se si realizzerà, potrebbe al contrario stimolarle. Per l’ anno in corso si prevede pertanto un rallentamento dell’ economia statunitense(+ 1,6 % dal + 2,8 % dello scorso anno), con una stabilizzazione del tasso di crescita nel 2026.
È il momento dell’ inversione di tendenza Nell’ Area Euro gli ultimi mesi del 2025 dovrebbero chiudersi con l’ inversione del trend negativo della Germania, il recupero del segno + in Francia e risultati ben sopra la media in Spagna. Secondo le previsioni della Commissione Europea, nel 2025 l’ attività economica dell’ Area Euro vedrà una crescita pari a quella dell’ anno precedente(+ 0,9 %), a cui seguirebbe un’ accelerazione nel 2026(+ 1,4 %). Gli andamenti risulterebbero tuttavia eterogenei tra i Paesi: in Germania, dopo due anni consecutivi di recessione, nel 2025 la crescita del PIL sarebbe ancora nulla, per poi rimbalzare all’ 1,1 % nel 2026; in Francia il tasso di espansione si dimezzerebbe quest’ anno(+ 0,6 % da + 1,2 %) per poi recuperare nel 2026(+ 1,3 %); in Spagna, infine, il PIL mostrerebbe un trend decrescente(+ 2,6 % e + 2,0 % rispettivamente nel 2025 e 2026, dal + 3,2 % del 2024). Anche per valutare questi numeri alcune avvertenze e precisazioni sono necessarie in relazione alle variabili esogene. In particolare, nota l’ Istat commentando le previsioni della Commissione Europea, per il tasso di cambio euro-dollaro viene proiettata la quotazione media del mese di maggio per tutto l’ arco temporale della previsione, con un progressivo apprezzamento dell’ euro nei confronti del dollaro. Per le principali materie prime energetiche le aspettative di una domanda globale più debole, combinate con la decisione dell’ OPEC di aumentare la produzione di petrolio a partire da giugno, stanno esercitando una pressione al ribasso sui prezzi del petrolio e su quelli del gas naturale, contribuendo a ridurre le attese sull’ inflazione globale. Per il prezzo del Brent è stata assunta una ipotesi di invarianza, pari alla quotazione media del mese di maggio 2025 per la seconda metà del 2025 e per tutto il 2026, ovvero un prezzo medio di 67,7 dollari al barile per quest’ anno e di 65 dollari nel 2026. L’ ipotesi non tiene conto di un aggravamento dei rischi geopolitici, in particolare nell’ area mediorientale.
2024 2025 2026 2027 Domanda estera ponderata( 1) 1,9 2,4 1,9 3,0 Dollaro / Euro( 2) 1,08 1,11 1,13 1,13 Cambio effettivo nominale( 1),( 3)-1,2-0,7-0,3 0,0 Prezzi manufatti esteri( 1) 1,1 1,3 1,7 2,0 Prezzo del greggio( 2),( 4) 82,0 66,7 62,8 64,2 Prezzo del gas naturale( 2),( 5) 34,4 38,0 33,2 29,3 Tasso Euribor a tre mesi( 2) 3,6 2,1 1,9 2,2 Tasso di interesse( BTP 10 anni)( 2) 3,7 3,7 4,0 4,3
( 1) Variazioni percentuali-( 2) Medie annue-( 3) Variazioni positive indicano deprezzamento-( 4) Dollari per barile, qualità Brent-( 5) Euro per megawattora
Il commercio estero Per concludere, alcuni numeri sul commercio estero. Il trend resta positivo per quanto riguarda il mercato UE( che vale il 52 % dell’ export italiano), mentre registra difficoltà nel resto del mondo. Sulla base dei dati di metà anno l’ Istat stima, per l’ interscambio commerciale con i Paesi extra UE27, una riduzione tendenziale dell’ export dovuta alle minori vendite di energia(-35,3 %), beni di consumo durevoli(-13,0 %), beni strumentali(-9,7 %) e beni intermedi(-7,2 %); per contro, aumenta l’ export di beni di consumo non durevoli(+ 6,8 %). L’ import registra una flessione tendenziale del 3,6 %, spiegata principalmente dalla contrazione degli acquisti di energia(-13,3 %) e beni strumentali(-12,0 %). Guardando ai mercati geografici, si rilevano ampie riduzioni su base annua delle esportazioni verso Cina(-22,8 %) e Turchia(-22,7 %); si riducono anche le vendite verso Regno Unito(-9,6 %) e Paesi Mercosur(-6,2 %), mentre crescono quelle verso Svizzera(+ 9,2 %), Paesi ASEAN(+ 4,4 %) e Stati Uniti(+ 2,5 %). Le importazioni da Stati Uniti(+ 18,5 %) e Cina(+ 11,4 %) registrano un marcato aumento tendenziale. Per contro, diminuiscono gli acquisti da tutti gli altri principali Paesi partner extra UE27; le riduzioni tendenziali più ampie riguardano Paesi OPEC(-28,9 %), Regno Unito(-18,8 %) e India(-13,3 %). Guardando ai settori merceologici, la riduzione congiunturale dell’ export verso i Paesi extra UE è determinata soprattutto dalle minori vendite di beni intermedi e beni strumentali. Su base annua la flessione tendenziale riguarda tutti i raggruppamenti, tranne i beni di consumo non durevoli, ed è per oltre due terzi dovuta alla contrazione delle vendite dirette verso Cina, Turchia e Regno Unito. L’ import diminuisce su base mensile e torna a flettere su base annua; sia la riduzione congiunturale che quella tendenziale riguardano tutti i raggruppamenti, a esclusione di beni di consumo non durevoli. Nei primi cinque mesi del 2025, la dinamica tendenziale dell’ export verso i Paesi extra UE è moderatamente positiva(+ 0,5 %; + 1,3 % al netto dell’ energia), mentre quella dell’ import è più sostenuta(+ 8,4 %). Il saldo commerciale con i Paesi extra UE è positivo(+ 18,9 miliardi di euro), ma la tendenza è di marcata riduzione rispetto al 2024. Last but not least, la visione sul prossimo futuro degli imprenditori. Secondo l’ ultima rilevazione del CSC( Centro Studi Confindustria) rivolta alle grandi imprese associate, nel secondo trimestre le aspettative sono lievemente più caute rispetto al primo: aumenta il numero di intervistati che crede che la produzione rimarrà costante( 62,4 %), diminuiscono gli ottimisti( 23,8 %), mentre resta quasi inalterata la quota di imprese che prevedono una diminuzione( 13,8 %). Permane il pessimismo su costi di produzione, condizioni finanziarie e disponibilità degli impianti; su quest’ ultima area si registra un peggioramento delle aspettative. www. techmec. it Settembre 2025 43