Tecnologie Meccaniche Settembre 2025 | Page 42

MERCATO MONDIALE
PRODOTTO INTERNO LORDO( DATI TRIMESTRALI; VARIAZIONI PERCENTUALI SUL PERIODO CORRISPONDENTE; MEDIE MOBILI DI 4 TERMINI)
8 6 4 2 0-2-4
10 °-20 ° percentile e 80 °-90 ° percentile 20 °-30 ° percentile e 70 °-80 ° percentile 30 °-40 ° percentile e 60 °-70 ° percentile 40 °-60 ° percentile Scenario di base Mediana
2023 2024 2025 2026 2027
L’ EXPORT ITALIANO PERDE QUOTA, IMPORT MONDIALE IN RIPRESA( BENI, DATI DESTAG., PREZZI COST., MEDIE MOBILI 3M, INDICI GEN. 19 = 100)
120 115 110 105 100 95 90 85 80 75 70
Export Italia Export Germania Import mondiale
Fonte: elab. Centro Studi Confindustria su dati Istat,
Diestatis e CPB
2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 si in valanga sui mercati finanziari globali. Quando si verificano eventi che sfuggono ai modelli matematici usati dagli economisti le previsioni, la cui affidabilità è così importante per le decisioni delle aziende, diventano difficilissime, per non dire impossibili. E tuttavia, se la nave vuole navigare e non restare ferma in porto, deve utilizzare le scarse indicazioni disponibili, scontandone l’ elevata incertezza. Premesso quanto sopra per onestà di chi scrive e avvertimento a chi legge passiamo al tentativo di rispondere alla domanda del titolo, cercando di individuare quali tendenze possono essere più resilienti rispetto agli choc che potrebbero capitare.
Crescita, anche se a ritmi ridotti La prima e più positiva notizia è che nonostante tutto l’ economia italiana, insieme a quella del resto del mondo, non si fermerà ma continuerà la sua crescita, anche se a ritmi ridotti. Secondo un’ analisi della Banca d’ Italia, nell’ ambito di uno studio BCE, l’ anno corrente si chiuderà con un aumento del PIL italiano pari allo 0,6 %( che potrebbe crescere dello 0,8 % nel 2026 e dello 0,7 % nel 2027). A trainarlo però sarà soprattutto la ripresa dei consumi, sostenuti dal buon andamento del potere d’ acquisto delle famiglie e dalla riduzione dei tassi di interesse. Assai meno dinamici gli investimenti, che da un lato sarebbero frenati dall’ elevata incertezza e dal ridimensionamento degli incentivi all’ edilizia residenziale, ma dall’ altro continuerebbero a essere spinti dai progetti legati al PNRR e dalla graduale riduzione dei costi di finanziamento. Anche le esportazioni chiuderanno l’ anno in corso in decrescita; per la ripresa bisognerà attendere il 2026, ma la perdita di competitività causata dall’ apprezzamento del tasso di cambio euro-dollaro( il 13 % circa in 12 mesi, quasi peggio dei dazi) non permetterà di sfruttare in pieno l’ aumento della domanda estera. Per quest’ anno viceversa saranno le importazioni a crescere, sostenute dalla domanda interna e dalla forza della moneta unica europea. Il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti si manterrebbe intorno all’ 1 % del PIL. L’ occupazione, scrive Bankitalia, continuerebbe a crescere ma a ritmi inferiori a quelli della produzione. Ne deriverebbe un leggero recupero della produttività del lavoro. Le pressioni del costo del lavoro per unità di prodotto verrebbero assorbite in larga misura dai margini di profitto quest’ anno e si attenuerebbero sensibilmente nei prossimi due. Il tasso di disoccupazione calerebbe marginalmente, portandosi al 6 % nel 2027. L’ inflazione al consumo resterebbe intorno all’ 1,5 % in media quest’ anno e il prossimo. Ma nel 2027, a causa della normativa europea( EU Emission Trading System 2) si prevede un rialzo dei prezzi dei beni energetici che dovrebbe spingere temporaneamente l’ inflazione al consumo al 2 % in media d’ anno. Questi numeri, avverte Bankitalia, derivano da uno“ scenario base” che non include aumenti di dazi al livello minacciato, e poi sospeso, all’ inizio di aprile, e picchi di incertezza. Qualora invece le trattative in corso USA-UE finissero male, la crescita del PIL potrebbe ridursi rispetto a quella dello“ scenario base” di circa lo 0,2 % nell’ anno in corso e fino a circa lo 0,5 % l’ anno nel prossimo biennio. L’ impatto complessivo sul PIL italiano nell’ arco del triennio sarebbe analogo a quello stimato dalla BCE per l’ Eurozona. Ma la crescita potrebbe anche essere maggiore grazie a due fattori: 1) un esito delle trattative sui dazi più favorevole di quello considerato nello“ scenario base”; 2) una spinta consistente dagli investimenti a livello europeo per la difesa e le infrastrutture. Quanto all’ inflazione, se la guerra commerciale portasse ad aumenti dei dazi europei in risposta a quelli americani, potrebbero venirne spinte al rialzo solo temporanee. Sembrerebbe una buona notizia, senonché sarebbe la conseguenza di“ un marcato e persistente deterioramento della domanda aggregata” e quindi del commercio mondiale che nessuno vorrebbe augurarsi.
Benino la Cina, frenano gli USA La frenata del commercio mondiale è prevista anche dalle proiezioni della Commissione Europea. Dopo il + 2,9 % del 2024, l’ anno in corso dovrebbe chiudersi con un + 1,8 %( in volume). Per un parziale recupero bisognerà attendere il 2026(+ 2,2 %). Le prospettive di rallentamento del ciclo economico internazionale stanno inoltre esercitando una pressione al ribasso sui prezzi delle materie prime energetiche, che si aggiunge a un aumento dell’ offerta. Le principali economie, in base agli ultimi dati disponibili, registrano per il 2025 andamenti eterogenei. In Cina il PIL dovrebbe chiudere l’ anno con una crescita inferiore ma non troppo lontana dal target del Governo grazie al buon andamento del settore industriale e delle esportazioni e agli stimoli fiscali e monetari.
42 Settembre 2025 www. techmec. it