TECNICA
L’ area di produzione e il primo impianto di saldatura dello stabilimento torinese di Thales Alenia Space
Tecnici al lavoro sulla struttura primaria del modulo di servizio Europeo della navicella Orion
Qualità che assume un significato assoluto quando l’ obiettivo finale è mantenere in vita degli esseri umani nello spazio. Qui si parla di Zero Difetti. A differenza dell’ aeronautica, dove i velivoli rientrano per i cicli di manutenzione programmata, nello spazio non ci sono officine. « Ciò che viene lanciato è lì, e lì resta » – sentenzia Pegorin. Ogni materiale viene vagliato con ultrasuoni, liquidi penetranti e correnti parassite. Vengono prelevati provini testimoni che seguono lo stesso iter di lavorazione del pezzo reale per essere poi distrutti e analizzati a livello metallografico. Ogni modulo pressurizzato è sottoposto a severi test di pressione e di leak in campo elastico. « Questa ossessione per l’ affidabilità – evidenzia Pegorin – è destinata a crescere esponenzialmente, guardando alle future missioni lunari ». La garanzia della Qualità Zero Difetti sconfina anche nel tema della sostenibilità ambientale che, nel settore spaziale, resta un focus stringente, seppur ricco di ostacoli. Una delle principali sfide affrontata con successo è la normativa europea REACH, che limita l’ uso di sostanze chimiche impiegate storicamente nei trattamenti aerospaziali, come il cromo esavalente. Trovare sostituti ecologici per materiali che hanno decenni di qualifica spaziale è un’ impresa ardua. « Ci deve essere un’ alternativa, altrimenti si smette di lavorare ». – spiega Pegorin. « Nonostante noi si debba competere con aziende extra-europee che usano ancora certi prodotti, da loro legali, noi siamo impegnati a cambiare ». Thales Alenia Space ha team dedicati esclusivamente alla ricerca di alternative compatibili. I risultati ci sono: « Ormai sono diversi anni che abbiamo eliminato completamente il cromo esavalente, qualificando prodotti alternativi e assumendocene i costi di sviluppo. E spingiamo i nostri fornitori a fare altrettanto ovunque possibile. In tutto ciò – conclude – c’ è il capitale umano che fa la differenza. In assenza di un’ automazione spinta, l’ operatore spaziale deve possedere elevate abilità manuali, flessibilità mentale e profonda comprensione delle conseguenze del proprio lavoro. La selezione è rigorosa, con una forte preferenza per personale proveniente dal comparto aerospaziale, abituato a una visione unitaria del pezzo. Gestiamo internamente tutte le qualifiche dei processi proprietari, curando un albo interno e garantendo un addestramento continuo e allineato con il periodico cambiamento dei processi e dei prodotti ».
100 Maggio 2026