per la sua tela donata all’Oratorio del Santo Sepolcro non si rivolge anche lui
al Grassi? Probabilmente doveva avere dei rapporti con l’ambiente milanese
e può aver conosciuto il giovane e promettente pittore Antonio Lucini, certo
meno impegnato del Grassi, incaricandolo quindi del nuovo quadro. Le notizie
sul pittore iniziano esattamente nel 1702, tanto che il dipinto varallese risulta
per ora uno dei primi che di lui si conoscano insieme al ritratto di Alessandro
Visconti all’Ospedale Maggiore di Milano, pagato proprio nel 1702.
Il nome del Lucini potrebbe però anche essere stato suggerito al Perdomi dal
pittore e decoratore Francesco Leva, pure lui milanese, che nell’arco di quegli
anni sta decorando il nuovo portico del Santo Sepolcro. Per la Valsesia il Lucini
dipingerà ancora nel 1715 l’Immacolata con i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista della parrocchia di Foresto e siamo nei dintorni di Borgosesia. Alcune altre opere eseguirà nella diocesi novarese: un S. Giuseppe con Gesù Bambino nel 1729 per il Duomo di Novara, ora nel museo civico, ed un’Educazione
della Vergine per la collegiata di Intra. Gli ultimi dati che lo riguardano sono del
1733. Contemporanee alle quattro tele sono le decorazioni affrescate attorno,
a far da cornice ai quadri e gli altri motivi ornamentali dell’Oratorio, della
Sacrestia e del portico, dovute al Leva, come si è appena accennato, che lavorerà
poi ancora per le decorazioni della chiesa maggiore, l’attuale Basilica.
L’organo
La guida del 1704, tanto ricca di dati, ricorda poi anche “ l’organo per il decoro
del santuario, ed accompagnamento delle Fontioni, e questo pure venne donato
dal sig. Carlo Felice, e sig. Abbate Cremona di Milano”. Lo strumento, di modeste dimensioni, per poter essere adatto all’ambiente, con la sua pregevole casa
in legno, dipinta a motivi decorativi, forse dovuti anch’essi al Leva, ha tutta una
sua storia. Già nel 1718 è documentato un primo intervento da parte dell’organaro Carlo Brunello di Milano, attivo in Valsesia dagli anni 80 del seicento. Nel
22 sono necessarie delle riparazioni; nel 66 viene sottoposto ad una nuova revisione; nel 1806 intervengono gli organari Velatta della Moglie di Cellio. Poco
dopo, nel 1809, si effettuano delle riparazioni da parte dell’organaro valsesiano
Defendente Ragozzi; nel 1871 è la volta di Natale Cesa, organaro originario
di Cervarolo. Dopo un lungo periodo di trascuratezza e di abbandono all’inizio del terzo millennio viene compiuto un radicale intervento restaurativo per
ripristinarlo e renderlo perfettamente funzionante per iniziativa del rettore p.
Giuliano Temporelli. Quindi nel 2008 questo prezioso strumento che risulta
uno dei più antichi oggi esistenti in Piemonte viene trasferito in Basilica per po672
Cappella - 43