tele. Può trattarsi di un atto di devozione, ma anche di un gesto per propiziarsi
successivi incarichi in un cantiere sempre attivo come quello della nuova Gerusalemme.
Le quattro tele
Le stesse volte dell’Oratorio attendono ancora di essere affrescate.
Però solo tre delle quattro tele raffiguranti scene legate alla Sepoltura del Signore, sono opera del Grassi. La quarta, quella più prossima all’attuale uscita, che
rappresenta i preparativi per la sepoltura, è del lombardo Antonio Lucini. La
guida non specifica i soggetti dei dipinti, né dice quali tele siano state donate dai
Castellani, o dai G ibellini, o dal Grassi. Le tre dipinte dal Grassi raffigurano: la
deposizione dalla Croce, la Pietà, o Cristo in grembo alla Madre, e le Marie dolenti. Sono scene cupe, drammaticamente intense nei forti contrasti luministici,
nell’urgere delle composizioni in primo piano, ancora profondamente legate
alla tradizione seicentesca lombarda.
Per poter riconoscere i donatori ci viene in soccorso l’araldica con la presenza
di due stemmi che fanno capolino in un angolo: quello dei Gibellini nella pietà e
quello dei Castellani nella sepoltura o delle Marie dolenti. Per cui a questo punto sarebbe facile dedurre che i Castellani abbiano donato anche la tela del Lucini
( poiché la guida del 1704 afferma che ne donarono due) , e che il Grassi abbia
offerto quella della Deposizione dalla Croce. Ma la tela del Lucini non presenta
il blasone di Casa Castellani. Era forse troppo pretendere di esibirlo su due tele?
La realtà è però diversa. Col restauro di quest’ultima tela, terminato nel 1996,
si è recuperata la scritta in calce: ex dono Ioachini Perdomi - Lucini pinxit. La
scritta è una vera sorpresa, ma rivela anche un evidente errore della Guida del
1704. Ne consegue che i Castellani donarono un solo dipinto, come i loro parenti Gibellini (a meno che ne abbiano effettivamente offerti due, trattandosi di
due fratelli e non ne abbia donato nessuno il Grassi).
Anche il Perdomi è di Borgosesia e appartiene ad una delle famiglie più importanti insieme ai Castellani e ai Gibellini. Nel 1689 , per esempio, nella confraternita della Madonna dei Sette Dolori e del SS. Sacramento di Borgosesia,
è priore Giuseppe Gerolamo Perdomi, è tesoriere Giovanni Battista Gibellini
e vice priore Giovanni Castellani, che già conosciamo. Nel 1706 Alessandro
Maria Perdomi è sindaco del Borgo. Si tratta dunque anche in questo caso di
un’emulazione, ma si tratta complessivamente di un massiccio intervento borgosesiano, il primo che si ricordi, nei riguardi del Sacro Monte. Alcuni altri
successivi saranno molto più contenuti. Ma come mai Gioacchino Perdomi
671