cavarne due piani di abitazione. Poetica e commossa è la pagina che con grande
rimpianto dedica a questa vicenda il Galloni nel 1914, concludendo polemicamente che si era guastata la “severa ed imponente linea del “Palazzo di Pilato,“mentre la debole consistenza del fabbricato e la povertà dei materiali usati
alimentano il dubbio che il concessionario si sia fatto più sollecito di procurare
una propria comodità che uno stabile beneficio al Sacro Monte”. Non si deve
però dimenticare che i primi danni, le prime irrispettose alterazioni erano già
avvenute all’inizio del Seicento con l’erezione dell’elegante loggia che delimita
ad occidente la Piazza Maggiore. Esso si era addossato al lato occidentale dell’edificio del San to Sepolcro e con la scalea di discesa ne aveva sbarrato anche il
lato di mezzogiorno. L’intervento più dannoso è quindi quello del 1700-1703
con l’abbattere i due piccoli vani di destra al pian terreno e parte del piano sovrastante. Rimangono dunque a metà dell’ottocento, originari dell’epoca del
Caimi solo più il Santo Sepolcro con l’anticamera e i due vani sovrastanti. Si
tratta comunque di un’impresa tutt’altro che encomiabile. Bisogna giungere
fino al 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, per constatare altri lavori
impegnativi nel complesso architettonico dell’oratorio. L’afflusso crescente di
pellegrini e visitatori richiede ormai di risolvere in modo definitivo e pratico il
problema di ingresso e uscita al Santo Sepolcro per evitare spiacevoli intasamenti. Come si è già ampiamente illustrato trattando della cella del Sepolcro, viene
aperto un varco nella parete di fondo, facendo defluire i pellegrini nel vano retrostante (quello raffigurato nell’incisione dedicata al marchese d’Adda nel primo Settecento) per farli scendere a destra, lungo alcuni scalini nell’oratorio. Da
questo viene aperta esattamente di fronte, nella terza campata, una nuova porta
di uscita che dà sull’ultimo tratto del portico, in cui all’inizio del Settecento
era stata eretta una cappella dedicata a S.Carlo, che viene ora spostata sotto il
loggiato, nel vano attuale, di fronte appunto alla nuova porta. Poco dopo, nel
1946-47 viene rifatto da Luigi Canuto in linee barocheggianti l’attuale altare
in marmi variegati e viene rifatto pure in marmo l’originario pavimento proveniente dall’antica cappella del Cenacolo e qui riutilizzato all’inizio del Settecento.
I dipinti e gli arredi - I Mecenati
Il mecenatismo degli Alberganti, dei Rachetti e dei Castellani, oltre a quello
dei D’Adda e alle elemosine dei varallesi, permettono non solo i grandi lavori
di ristrutturazione e di totale rifacimento nel complesso del santo Sepolcro tra
il 1700 ed il 1702-3, ma , caso più unico che raro nell’ambito del Sacro Monte,
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