L’interno dell’originaria, costruzione a pianta quadrata, come appare dalla
planimetria generale del ‘Libro dei Misteri” e da altre successive, era formato
da quattro piccoli vani, disposti in quadrato, di dimensioni pressoché uguali.
Il primo, quello d’ingresso, all’angolo sud est, era ed è l’andito d’ingresso, o
anticamera dell’aula sepolcrale vera e propria, come a Gerusalemme. Seguivano
verso nord gli altri due modesti locali di abitazione del Padre Caimi, dai quali,
quasi certamente attraverso una scala di legno, non segnata nelle planimetrie,
si doveva accedere alle celle situate al piano superiore, forse anch’esse quattro,
disposte con identico schema, o forse solo due di dimensioni doppie. Questo
l’edificio antico e venerando del Santo Sepolcro di Varallo nella sua struttura
originaria.
La cappella del Santo Sepolcro
Varcata l’angusta porta d’ingresso, si entra, ma vorrei quasi dire “si penetra”
nel primo dei quattro vani che costituivano in origine il complesso del Santo
Sepolcro “cum fabrica sibi contigua”: quello del sud-est, ossia l’andito, o aula
d’ingresso, o anticamera del vero e proprio sepolcro, cosi come ce la presenta il
“Libro di Misteri”, e così come era allora a Gerusalemme.
Il piccolo ambiente, senza luce diretta, salvo quella della porta d’accesso,
che non ha subito sostanziali alterazioni dalla sua erezione, è la replica fedele di
quello gerosolimitano, ove è detto “cappella dell’Angelo” per la apparizione che
lì avvenne dell’Angelo alle pie Donne, e risale in gran parte alla ricostruzione
del secolo XI ed è rimasto quasi inalterato nelle ristrutturazioni del 1555 e del
1809-10. La replica di Varallo è comunque uno dei pochissimi esemplari, una
delle pochissime testimonianze, se non l’unica, ma scarsamente nota, di come
doveva presentarsi la cella d’ingresso del vero Santo Sepolcro attorno al 14801490.
Penso ad una prestigiosa pubblicazione sulla Chiesa del Santo sepolcro di
Gerusalemme, edita solo dieci anni or sono, in cui vengono citati i complessi
della nuova Gerusalemme di Gorlitz sul fiume Neisse e quello assai modesto
di S. Vivaldo in Toscana, come esempi quasi basilari, mentre pur troppo viene totalmente ignorato il Monte di Varallo. Le varie guide del Sacro Monte ci
forniscono una documentazione sistematica attraverso cinque secoli di questo
piccolo vano dalla forma assai singolare per il suo andamento pressoché semicircolare, simile a quello di un’abside, con solo la parete d’ingresso rettilinea e
tutta l’altra struttura muraria con andamento curvilineo, interrotto unicamente a metà della bassa apertura attraverso la quale si accede al Sepolcro vero e
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