dissimo, tanto che il vescovo si sentì in dovere, con una sua lettera del 2 febbraio
1606, di raccomandare”, di attendere a fornire le case cominciate sotto nome
di Pilato, con le cappelle che vi entrano et quelle ancora che sono connesse, prima di dare principio a nuove cappelle”. Se ne deve perciò dedurre che la vasta
aula destinata a contenere la scena della Condanna a morte di Gesù, sia stata
realizzata qualche tempo dopo. Si può infatti ritenere che l’impresa grandiosa
della realizzazione dell’intero Palazzo di Pilato abbia richiesto non poco tempo, passando attraverso ad alcune fasi successive, come già sì è detto trattando
della cappella di Pilato si lava le mani. E cioè: lo sbancamento della roccia viva
che aveva costituito la parte occidentale del Monte degli Ulivi con la cappella
del Viri Galilei; l’apertura dell’androne nella roccia, impresa veramente impegnativa, che dovette richiedere uno sforzo notevole di mano d’opera e di tempo
(presumibilmente parte del 1605 e del 1606); poi la costruzione delle cinque
cappelle del piano terreno, che dovette occupare parte del 1607; quindi tra il
1607 e il 1608 l’innalzamento al primo piano della cappella dell’Ecce Homo, di
dimensioni più ampie rispetto a quelle previste nel progetto elaborato nel 16041605, ed alla quale si diede la precedenza rispetto alle due successive; in fine tra
il 1609 ed il 10 l’edificazione dei due vani per i misteri di Pilato si lava le mani
e della Condanna dì Gesù, insieme forse alla costruzione della loggia e del tetto
(esclusa la Scala Santa in muratura, eseguita come ben noto, vari anni dopo).
Così all’inizio del secondo decennio del secolo XVII si poteva dare inizio alla
parte fondamentale del mistero della Sentenza di Pilato, quella figurativa, con il
gruppo plastico prima ed il ciclo pittorico poi.
La raffigurazione scultorea di Giovanni D’Enrico
Sorto il Palazzo di Pilato nell’arco di circa un quinquennio (1605-1610), è
ovvio che le nove cappelle che in esso hanno la loro sede (compresa la Cattura)
dovettero venir realizzate anche nella parte figurativa in tempi tra loro relativamente prossimi. L’impresa complessiva per la sua grandiosità richiese però
circa trentacinque anni. Ma tutto l’insieme venne attuato in modo straordinariamente coerente ed unitario dal punto di vista stilistico, soprattutto nella
parte scultorea, perché opera di un unico, eccezionale regista e maestro, Giovanni D’Enrico, e della sua bottega. Ed è proprio grazie a questa vasta ed impegnativa impresa figurativa che il d’Enrico diventa a pieno titolo lo statuario
per eccellenza del Sacro Monte. Che egli sia stato l’artefice della composizione
plastica che popola la cappella della Sentenza o Condanna lo rivela lo stile personalissimo ed inconfondibile e lo conferma già fin dal 1671 il Fassola nella sua
430
Cappella - 35