a focalizzare la condanna di Gesù.
Venti o venticinque anni dopo l’esecuzione dell’affresco laniniano con la
Condanna nell’antica Cappella della Flagellazione, Galeazzo Alessi nel suo progetto globale di ristrutturazione e completamento del Sacro Monte, ossia nel
Libro dei Misteri, databile attorno al 1568, si propone di dedicare una cappella
alla Condanna a morte di Gesù, o Sentenza di Pilato.
Nella lunga descrizione introduttiva al Libro l’Alessi elenca attentamente le
scene da realizzare nella futura Casa di Pilato che avrebbe dovuto sorgere in
parte dell’area oggi occupata dalla Basilica dell’Assunta. Esse sono: Gesù “battuto alla Colonna, coronato di spine; mostrato al Popolo - Tutto flagellato; et
finalmente condannalo a acerbissima morte”. Stupisce molto però che più avanti nello stendere il progetto del Palazzo, la Condanna non trovi più posto. La
didascalia che affianca la planimetria dell’edificio così dice:” Quivi si dimostra
all’incontro (cioè nella pagina di fronte) la pianta della Casa di Pilato, nella
quale si vederà N(ost)ro S(igno)re alla Colonna, coronato di spine, mostrato al
popolo, et esso Pilato lavarsi le mani, come si vede nel seguente suo dissegno”.
E ciò trova conferma esalta nei vari disegni del Palazzo. Dunque nel progetto definitivo tutti gli altri misteri rimangono invariati, solo la Condanna viene
sostituita con Pilato si lava le mani. La ragione per ora ci sfugge. Forse poteva
sembrare figurativamente più efficace, più rappresentativo il secondo progetto.
Comunque la “Casa di Pilato” ideata dall’Alessi non verrà mai costruita.
Tuttavia nelle varie guide stampate negli ultimi due decenni del secolo XVI
(1583, 85, 89, 99 ) nell’elenco delle cappelle, tra quelle da realizzare compare
costantemente quella della Condanna, unificata però con Pilato si lava le mani.
L’espressione della guida del 1583, ripetuta con lievi varianti di forma in
quelle successive, è: “e se gli aggiungierà come fu mostrato al popolo, e come
Pilato si lavò le mani, nel volerlo sententiare”. Solo in quella del 99 l’espressione
sembra riferirsi unicamente alla scena di Pilato si lava le mani, infatti suona così:
“come Pilato si lavò le mani avanti il sententiasse”.
Intanto è diventato vescovo di Novara monsignor Carlo Bascapè, che sale
zelante al Sacro Monte il 24 settembre 1593 dopo pochi mesi dal suo ingresso
in diocesi. Ma anche lui in questa sua prima visita, nello stabilire i vari misteri
della passione da erigere ex voto o da spostare, cita la Flagellazione, Gesù deriso
e coronato di spine, Gesù condotto davanti a Pilato, davanti a Erode e davanti al
popolo, non elenca invece né Pilato che si lava le mani, né la Sentenza di morte.
La relazione si limita sbrigativamente a conchiudere così: “et siculi explicaius descri-bentur et a R(everendissi)mo D(omino) probautur”, ossia: “come più
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Cappella - 35