presentazione di Gesù a Pilato, così anche la cappella della Condanna non confina con quella di Pilato si lava le mani che la precede, ma ne è separata dall’inserirsi tra esse della parte superiore dell’aula che costituisce al piano terreno la
Seconda visita di Gesù a Pilato, rivolta verso la retrostante piazza oggi detta dei
Tribunali, ma che si sviluppa in altezza anche su buona parte del primo piano,
come si può constatare nelle due planimetrie del Palazzo, rilevate dall’architetto Silvia Pizzetta e pubblicate sul Bollettino dell’ottobre 1992. Poco probabile
quindi appare l’esistenza di un corridoio di collegamento tra la Lavanda delle
mani e la Condanna, che stando alle due guide del 1994 e 1995 pubblicate sotto
gli auspici della Regione Piemonte, sarebbe stato murato nell’Ottocento e di cui
nessuno studioso del Sacro Monte aveva mai prima fatto cenno.
La cappella della Condanna si trova dunque all’angolo nord-ovest del Palazzo e sovrasta esattamente quasi tutto l’androne d’ingresso al Palazzo dalla
Piazza dei Tribunali, la cappella della Flagellazione e la Coronazione di spine,
massa superstite dell’originario Monte degli Ulivi, in gran parte sbancato per
erigere all’inizio del secolo XVII il Palazzo di Pilato, ed in gran parte appunto
conglobato nelle strutture dell’edificio stesso.
Anzi, proprio nella cappella della Condanna, come già notava il Galloni nel
1914: “La roccia si mostra ancora nel piano superiore, sotto il pilastro che divide
il davanzale della Condanna... e, vicino al pilastro, lungo la radice della parete,
dentro la Cappella, verso sud-ovest, nel punto rispondente al disotto all’interstizio chiuso tra la Flagellazione e la Incoronazione di spine, rimasto nello stato
primitivo”. In quel punto che nel Sacro Monte delle origini costituiva la propaggine estrema del Monte degli Ulivi, di cui si è a lungo parlato trattando della
cappella attuale del Tabor e del Palazzo di Pilato, sorgeva un tempietto circolare,
che il Galloni credette di poter identificare con l’Ascensione, perché in quel punto la voleva collocare l’Alessi nel piano elaborato nel “Libro dei misteri”, ma
che già il vescovo Carlo Bascapè nella sua prima visita del 1593 definisce come
cappel