Ma è difficile rendersi perfettamente conto oggi del criterio seguito per l’ordine di precedenza, o, verrebbe da dire, di preferenza, per l’uno piuttosto che
per l’altro mistero. Probabilmente si doveva trattare solo di una ragione pratica,
non essendo seguita, come sarebbe parso logico, la successione dei vari episodi
secondo la narrazione evangelica.
La scelta, penso, doveva dipendere in parte almeno, dalla maggior disponibilità di offerte date dai pellegrini e dai benefattori in particolare per una determinata cappella.
Una seconda ragione, collegata alla prima, doveva poi essere costituita dalla
ricerca del pittore più adatto fuori dal Sacro Monte e dalle stipulazioni del contratto con lui. Per lo statuario ovviamente non vi era nessun problema; era sul
posto e valentissimo, sempre impegnato alle dipendenze della fabbriceria, anche
se talora eseguiva qualche rara opera da inviare altrove, come ci conferma la liquidazione del 12 maggio 1640.
Per il pittore il discorso era diverso. Ma doveva essere un saggio accorgimento,
dettato dall’esperienza, quello che ci fosse intesa, accordo preventivo tra pittore
e scultore per la regia generale d’ogni singolo mistero e vicinanza cronologica
d’esecuzione per un più efficace ed unitario effetto d’insieme, per la più stretta
e felice continuità e fusione tra parte plastica e parte dipinta. Bisognava quindi
che venisse trovato il pittore valente e disponibile e che ci si intendesse tra i due
artisti, almeno in linea di massima, e poi anche con i fabbriceri, possibilmente
prima di dare inizio alla parte scultorea.
Orbene in quegli anni (1610-17), il Morazzone che ha già affrescato la Salita
al Calvario e l’Ecce Homo, è impegnato per la Condanna (1611-14 circa), ma
non è sollecito nel rispettare i tempi stabiliti dai contratti, il Tanzio all’inizio
del secondo decennio del secolo non è ancora rientrato in valle dall’Italia centrale; il Rocca è troppo giovane per una simile impresa; Melchiorre d’Enrico
dopo aver dipinto i due misteri di Gesù nell’orto ed i Discepoli dormienti, presta
il suo aiuto al maggior fratello Giovanni, e poi gli affreschi della Lavazione delle
mani sono troppo impegnativi per lui.
Così, come si dirà più ampiamente in seguito, già nel 1613 il fabbricere
Gerolamo d’Adda aveva interpellato due pittori di alto prestigio: Camillo
Procaccini ed il Moncalvo per questa cappella, e nel 14 si stipulerà la convenzione con il Moncalvo, ma non se ne farà poi nulla. Si dovrà quindi attendere
che il Tanzio, rientrato finalmente nella sua terra, abbia condotto a termine
la sua prima, grande e felice impresa con gli affreschi di Gesù condotto per la
prima volta da Pilato (1616-17).
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