Storia del Sacro Monte di Varallo | Page 376

ed alla destra quello di uno dei fratelli Grandi di Milano, il quale dipinse l’ architettura, ambi in giubilo di Pellegrini”. Qualche decennio dopo anche il Cusa ricorda i“ due ritratti al vero, sui pilastri dell’ arcata, che si possono credere uno del pittore di questa cappella e l’ altro dello statuario...”. A sua volta il Romerio nel 1912, richiamandosi sia alla guida dei 1829 che al Cusa scrive che“ l’ architettura della cappella venne ideata e riprodotta da Giambattista Grandi di Milano, esimio pittore di prospettiva, già ricordato in qualche cappella. Questi due artisti( l’ altro è il Gianoli) sono ritratti in abito di pellegrini, il Gianoli a sinistra, il Grandi a destra”.
Invece nelle due recentissime guide del 1994 si trova scritto;“ È tradizione che il Gianoli abbia ritratto se stesso e lo scultore nelle due figure coperte di mantelli ai lati della grata”.
Il problema dunque si sdoppia: uno riguarda l’ intervento dei pittori Grandi per gli affreschi d’ architettura; l’ altro l’ identificazione dei due personaggi effigiati dal Gianoli.
Quando e da chi il compilatore della guida del 1829 ebbe notizia dell’ intervento di uno dei due fratelli Grandi( di Varese e non di Milano) per le finte architetture della cappella?
Che i Grandi abbiano operato sul Sacro Monte, e precisamente nella cappella della Seconda presentazione a Pilato, lo aveva scritto per primo, fin dal 1777 il Barrali, e lo avevano poi ripetuto in seguito quasi tutti gli studiosi del Sacro Monte di Varallo, e ne abbiamo trattato ampiamente parlando di quella cappella sul Bollettino del novembre 1994, giungendo a fissare la data della loro impresa negli anni 1670-71.
Facile dedurre che l’ autore della guida del 1829, constatando la presenza delle architetture dipinte dai Grandi nell’ altra cappella affrescata dal Gianoli, quella della Seconda presentazione a Pilato, e notando alcune analogie con quelle della Salita al Pretorio, affrescata dal Gianoli, possa aver tratto la conclusione che anche in quest’ ultima avessero operato i Grandi, o almeno il più anziano dei due, ed il Romerio ne riporterà poi il nome, Giovanni Battista. Ed in verità la parte archi tettonica ha un notevole sviluppo nel contesto pittorico della cappella, tanto da subordinare per lo più la distribuzione dei gruppi figurativi.
I pilastri poi, dipinti a scanalature ai lati della grata, su cui spiccano i due ritratti di pellegrini, anticipano alla lettera gli stessi motivi che verranno ampiamente sfruttati nelle lesene e nelle finte colonne dipinte della Seconda presentazione a Pilato. Per cui l’ intervento di uno dei due fratelli Grandi nella Salita al Pretorio appare del tutto ammissibile. E viene da pensare ovviamente al più anziano dei
376 Cappella- 32