a suo tempo, che vi “sono sei Statue di legno, parte di Gaudenzio’’, aggiunge
“come anche parte delle Pitture, il restante delle Pitture è del Gianoli, moderno
Virtuoso, l’altre Statue di Giovanni d’Enrico”.
Come si è potuto constatare trattando della scultura della cappella, il Fassola,
a parte l’errore del numero (sei invece di cinque) aveva ragione per quanto riguarda le statue dovute a Gaudenzio.
Ma per le pitture ciò e inammissibile essendo la cappella del 1627-28. Certo
il Fassola non doveva sapere che le due statue del Ferrari non appartenevano alla
cappella fin da quando erano state scolpite, ma che vi erano trasferite solo verso
il 1637. Perciò ritenendo che la costruzione risalisse all’epoca gaudenziana, credette nella penombra del vano, osservando attraverso la grata, di scorgere tra gli
affreschi anche qualche figura del grande maestro, così come vi erano delle sue
statue.
Il Torrotti non fece che ricopiare a sua volta quanto scritto dal Fassola.
Ma se per assurdo, come dicono il Fassola ed il Torrotti, parte degli affreschi
fossero stati realmente di Gaudenzio, e di conseguenza solo parte del Gianoli,
non si potrebbe capire come mai oggi tutti gli affreschi sono del Gianoli. Avrebbe forse il pittore, dopo molti anni, almeno dopo il 1686 (quando cioè scrisse il
Torrotti), cancellato addirittura la parte di affreschi di Gaudenzio per sostituirli
con altri di sua mano?
La cosa è veramente insostenibile, né tra gli affreschi del Gianoli si notano due
momenti successivi, ma tutto rivela una corale unità compositiva e stilistica.
Dopo il Fassola ed il Torrotti nessuna successiva guida del Sette e dell’Ottocento ha più citato il nome di Gaudenzio per le pitture ed ha sempre ricordato
soltanto il Gianoli.
Né crea problema il fatto che il Cusa riporti per la completezza quanto affermò il Fassola e che alla fine del secolo il Butler abbia scritto: “Il Fassola dice
che alcuni affreschi, come altresì alcune statue, che secondo lui sono di legno,
siano opere di Gaudenzio Ferrari. Oggi non esistono tracce né degli uni né degli
altri”. È evidente quanto sia stato inesatto lo scrittore inglese riguardo alla parte
scultorea e come con eccessiva disinvoltura dia l’impressione di credere che in
origine proprio vi fossero dei dipinti del Ferrari.
Ovvio che in seguito qualche compilatore di guide si sia fidato di lui equivocando, come quelli delle due guide del 1897 e del 1939.
Superato dunque questo problema, se ne presenta un altro da affrontare.
La guida del 1829, per la prima volta ch’io sappia, riferisce che “Nell’angolo
sinistro si vede il ritratto di questo pittore (cioè il Gianoli) dipinto da lui stesso,
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