Giovanni d’Enrico; quella dell’81 che le cinque statue “si attribuiscono a Giacomo Ferro allievo di Giovanni d’Enrico”; quella dei 91 copia il Bordiga, mentre
il Butler si limita a riportare quanto scrissero il Fassola, il Torrotti ed il Bordiga,
aggiungendo però che “le statue sono per la maggior parte antiche e di legno, ma
non ho potuto indovinare da dove siano provenute”. Lo indovinerà, come si è
visto, nel 1914 il Galloni. A sua volta il Tonetti si attiene al Bordiga, la guida del
1897 cita Bordiga e Fassola, quella del 1908 assegna le statue al d’Enrico, quella
del 1909 all’Apostolo, la guida del 1919 ed il Ravelli si rifanno a quella del 1881;
la guida di Varallo e dintorni del 1929 ripete il Bordiga, quella del Sacro Monte
del 1939 cita Bordiga e Fassola.
In momenti più vicini a noi la guida del 1963 ritiene la statua di Cristo di
ignoto del secolo XVI e le altre di Giacomo Ferro. Nel 1978 il Manni scrive: “Il
Cristo che è di legno fu delle prime del S. Monte: le altre 4 di G. Ferro sotto la
direzione del D’Enrico”. Finalmente la guida del 1987, dopo gli studi gaudenziani del Testori, del Viale del Malie e del sottoscritto, restituisce a Gaudenzio
Ferrari le statue di Cristo e del manigoldo che regge la fune, (1505-10) provenienti dall’antica cappella della Spogliazione, e assegna le altre alla bottega di
Giovarmi d’Enrico (1635 circa). Identico il testo delle due successive guide del
1990 e 91.
Quella del 1994, ripetuta in quella del 95, specifica che delle cinque statue
due in terracotta sono di Giovanni d’Enrico, aiutato dall’allievo Giacomo Ferro (1638-1640) circa, le altre tre sono di legno “qui trasportate dopo il 1628
dall’antica cappella di Cristo spogliato dei suoi panni e avviato al Calvario (oggi
Pietà, 40). Risalente alle origini del Sacro Monte (1510-1514) il gruppo ligneo,
che soprattutto per la statua del Cristo, è stato attribuito al Ferrari”. Identico il
contenuto della guida stampata a Bologna nel 1995.
Come si può constatare da questo lungo excursus, numerose e continue sono
le varianti, le differenze, le inesattezze, le ripetizioni, le oscillazioni delle date
che si sono andate verificando attraverso i secoli per le poche statue della cappella, ad iniziare dal numero (cinque o sei), alla paternità (Gaudenzio e Giovanni
d’Enrico, Giovanni d’Enrico solo, Giovanni d’Enrico e Giacomo Ferro, oppure
Giacomo Ferro soltanto), alla datazione (1505-10, 1510-14 per le lignee, 1635,
1638-40 circa per le altre).
Il gruppo statuario
Per quanto riguarda il numero delle statue certamente il Fassola dovette cadere in errore affermando che erano sei, e l’errore venne ricopiato dalle guide
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Cappella - 32