Tonetti nel 1891 e dall’Apostolo nel 1911. Ne riportano invece esattamente
otto per primo il Cusa nel 1857, poi la guida del 1881, il Romerio nel 1912, la
guida del 1919 e più recentemente il Manni e la Perrone.
Anche per l’autore del complesso statuario si riscontrano attraverso i tempi
numerose, lievi varianti, pur facendo quasi tutti costantemente riferimento a
Giovanni D’Enrico.
Il Fassola per primo nel 1671 riporta il nome dello scultore, al quale riconosce però solo le figure di Gesù e di due giudei, ritenendo invece antiche e di
legno le altre. Poco dopo non se ne scosta gran che il Torrotti (1686), dicendo:
“Le statue di Christo, e dei più vivi Giudei sono D’Enrico, e le altre antiche di
legno”.
Dopo di lui per tutto il Settecento, fino alla guida del1826 si danno al d’Enri
co la figura di Gesù “con alcune altre”.
Ma la guida del 1829 cambia, assegnando al D’Enrico cinque statue. Il Bordiga nel 1830 afferma invece che “il D’Enrico perfezionò questo gruppo di statue
sostituendo quella del Salvatore e di alcuni soldati”. Si torna poi alla vecchia
dizione in molte altre guide dell’Ottocento e primo Novecento (1843, 1880,
1897, 1908).
Invece il Cusa afferma per primo che tutte le otto statue sono del D’Enrico.
Poi la guida del 1881 ripete quanto scrisse il Bordiga, quella del 1891 si rifà al
Fassola ed al Torrotti, ma il Butler nell’”Ex voto” parla, in contrasto con tutti
e per pura simpatia personale del Tabacchetti come autore di alcune delle migliori figure. Lo riprende in parte il Tonetti dicendo che il Cristo attribuito al
D’Enrico è forse del Tabacchetti e che cinque statue sono antiche di legno.
Finalmente la guida del 1909 e l’Apostolo, rifacendosi al Cusa, ritengono
del D’Enrico tutte le figure. Ma le varianti non finiscono qui. Il Romerio nel
1912 più prudentemente assegna a Giovanni D’Enrico tre statue affermando
che “per le altre è difficile dire”. Il Ravelli si limita a riferire l’opinione del Butler. La guida del 1919 ripete quella del 1881; quella del1939 si rifà ancora una
volta alle guide del Settecento. In questi ultimi decenni il Manni, le guide del
1963, 86, quella da me compilata del 1990, riedita nel 91 e quella recentissima
dell’Assessorato ai Parchi della Regione Piemonte assegnano concordemente
tutte le statue al D’Enrico.
Ed in verità Giovanni D’Enrico, lo statuario per eccellenza del Sacro Monte,
che tra il 1605 ed il 1640 vi domina incontrastato, deve essere stato l’ideatore
di tutto il gruppo, il regista di tutta la scena sacra. Tipica di lui è l’impostazione
generale, lo sviluppo centralizzato delle varie figure che ruotano attorno al pro355