Si dà comunque la precedenza ad altri misteri, ritenuti forse più significativi
per quel momento.
Considerato che la xilografia del Coriolano, pubblicata per la prima volta,
come si è detto, nella guida del 1611 (intagliata quindi qualche tempo prima,
forse attorno al 9) ci presenta la cappella ancora così come era nel vecchio Pretorio o Palazzo di Pilato, bisogna dedurre che il trasferimento nella nuova sede sia
avvenuto dopo, anche se forse di poco. Potremmo in linea di massima ipotizzare
tra l’11-12 ed il 15.
Sono anni in cui Giovanni d’Enrico è da tempo impegnato nella modellazione di decine di statue per altre cappelle.
Nel periodo in cui è in costruzione il Palazzo di Pilato (1605-1608/9) mentre dirige l’avanzamento dei lavori come architetto progettista, ha portato a termine i gruppi dell’Orazione nell’orto, dei Tre discepoli dormienti (salvo la figura
di Gesù), del Primo sogno di S. Giuseppe e della Coronazione di spine. A questi seguono in immediata successione le quaranta statue dell’Ecce Homo (1608-1610)
e subito dopo quelle della Condanna (1609-11 circa), a cui bisogna forse aggiungere una o due statue dell’ingresso in Gerusalemme e della Visitazione, oltre
al Cristo dei Discepoli dormienti, che deve essere del 1612.
Per cui si deve pensare che proprio solo attorno al 1612 il d’Enrico abbia
potuto provvedere a “smontare” la scena della primitiva cappella della Flagellazione ed a trasferire le statue lignee scolpite sessantanni prima.
Quella del Cristo alla colonna passerà nei depositi del Sacro Monte, e non si
capisce il motivo per cui non sia stata riutilizzata nella nuova redazione. Forse il
d’Enrico ritenne di dar maggior efficacia e maggior prestigio alla scena modellando lui stesso la figura del protagonista in chiave più patetica ed interiorizzata
rispetto a questa ritenuta, c’è da pensare, troppo drammaticamente energica.
Dai depositi, come ben noto, dopo varie vicende, verso la fine del secolo scorso
la statua troverà definitiva collocazione nella Pinacoteca varallese.
Le altre due degli sgherri verranno invece reimpiegate nella nuova cappella,
come ricordato da quasi tutti i compilatori di guide del Sacro Monte.
Ciò è poi confermato, come ho già fatto notare trattando della prima redazione
del mistero, confrontando le due figure dei flagellatori nella xilografia del Coriolano con le due statue in legno, situate, nella parte più arretrata della cappella
attuale, per constatare la perfetta identità tra le une e le altre.
Invece gli affreschi del Lanino rimarranno, come noto, pressoché dimenticati
nella vecchia aula fin verso la fine dell’Ottocento, quando solo in parte purtroppo, verranno staccati ed esposti nella Pinacoteca di Varallo, prima dell’abbatti343