O erano stati troppo esosi? O non si erano trovati a loro agio ad operare in quel
periodo sul Sacro Monte? Tutti interrogativi destinati a rimanere per ora senza
risposta.
Né è possibile sapere chi siano stati i “molti Pittori” che secondo il Fassola
iniziarono “la Storia sopra il muro”, senza soddisfazione dei committenti.
Si potrebbe pensare a Gerolamo Chignolo, chiamato nel 40 al Sacro Monte.
Scrive infatti il Fassola: «Bisognosa nel resto la Veneranda Fabrica di Pittori eccellenti per molte Capelle ammetterono li Fabriceri Gerolamo Chignolo
Pittore del Cardinal Trìvulzo, e questi Generoso Principe verso questi tempi si
trovò a Varallo alloggiato da’ Morondi...».
Che cosa dipinse al Sacro Monte questo pittore riscoperto solo in questi ultimi anni dalla critica, e di cui ho parlato trattando della Fuga in Egitto?
Né il Fassola, né il Torrotti lo dicono. Solo il Bartoli nel 1777 afferma che i
dipinti della Fuga in Egitto sono opera sua, e tale notizia da allora sarà poi costantemente ripetuta, ribadita dal Tonetti, ed accolta anche dal sottoscritto.
Pensandoci bene però, stupisce che tanto il Fassola che il Torrotti trattando della cappella della Fuga lo abbiano taciuto, pur ricordando che il Chignolo venne
chiamato ad operare sul Sacro Monte, ma stupisce ancora di più che si fosse
atteso ad affrescare quella cappella addirittura sessantanni, dal 1580 circa fino al
1640. Sarebbe stato un caso veramente unico.
Ma poiché il Bascapè, a cui nulla sfuggiva, nella sua prima visita del settembre
1593 non notò nella Fuga in Egitto la mancanza degli affreschi, ma solo alcuni particolari di scarso rilievo, altrimenti lo avrebbe segnalato con particolare
evidenza ed avrebbe dato disposizione perchè i dipinti venissero sollecitamente
eseguiti, bisogna conchiudere che essi già esistevano e che quindi non vennero
eseguiti dal Chignolo nel 1640. Una riprova è data anche dalle relazioni delle
successive visite pastorali, tanto del Bascapè, quanto del cardinal Taverna, che
dei vescovi Volpi e Tornielli, in cui mai si lamenta la mancanza o la scadente
qualità degli affreschi nel mistero della Fuga in Egitto.
Si può dunque pensare che questo pittore lombardo sia una di quelli messi
alla prova per la cappella della Seconda presentazione a Pilato, senza soddisfazione dei fabbriceri.
E gli altri pittori quali furono? Viene da pensare ipoteticamente anche a quel
Luigi Realis, fiorentino, che nel 1641 dipinge la tela dello Sposalizio della Vergine per la chiesa di S. Marta a Varallo (ora nella Pinacoteca varallese) e che poi
scompare dalla valle, svolgendo la sua attività nell’Ossola, sul Lago Maggiore ed
in Valsassina. Che cosa era venuto a fare a Varallo, se non tentare di ottenere
332
Cappella - 29