Cappella 26
Il pentimento di San Pietro
Iscrizione:
“Ho veduto le tue lacrime (IV Re, 20, 5).”
“Ed uscito fuori pianse amaramente.(Matteo, 26, 75).”
Conosciamo la cappella 26
L’Apostolo Pietro, fuggito dopo l’arresto di Gesù, si era in seguito portato nel
cortile del tribunale. Riconosciuto dagli sgherri che avevano arrestato Gesù, giura di non conoscerlo. Il canto del gallo gli ricorda la profezia fattagli da Gesù:
“prima che il gallo canti, mi avrai rinnegato tre volte”. L’Apostolo si ritira e
piange la sua viltà.
Costruita nel (1630-35).
Statue di Giovanni d’ Enrico(1638-39).
Affreschi di Cristoforo Martinolio detto ‘il Rocca’ (1642).
È la cappella più piccola dell’intero complesso.
Essa però non solo costituisce una tappa molto importante nel cammino spirituale ma fornisce anche un riferimento concreto a un luogo visitato dai pellegrini a Gerusalemme.
In primo piano la statua di Pietro, modellata da Giovanni d’Enrico, che piange il suo peccato mentre in alto al di sopra dell’anfratto un gallo impettito che
sta per emettere il suo canto.
Il piccolo edificio che sulla Piazza dei Tribunali fa quasi da appendice sul lato
sinistro al Palazzo di Caifas, delimitandone il portico verso ovest, contiene il
mistero di S. Pietro penitente. Ed in verità questo mistero fino al secolo scorso
era considerato solo come un episodio marginale e di completamento a quello
della Presentazione di Gesù a Caifas.
Di conseguenza non se ne teneva conto nella numerazione delle cappelle, che
perciò da qui in avanti risultavano tutte scalate di un numero rispetto ad oggi.
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Cappella - 26