rando intensamente per la corte sabauda e per molte chiese fino almeno al 1736,
venendo incaricato di numerosi lavori dallo stesso Juvarra, segno dell’alta considerazione di cui godeva.
I Valsesiani residenti a Torino si erano quindi rivolti per la parte scultorea
della cappella di Anna, non ad un artista della valle, ma ad uno dei maestri di
maggior spicco della capitale, con la convinzione di dare più lustro all’opera da
loro finanziata. E poiché nel 1736 terminano le notizie documentate riguardanti l’attività torinese dello scultore, viene da pensare che appunto poco dopo
gli sia stato affidato l’incarico di plasmare le statue della cappella varallese, che,
come si è visto nella guida del 1743, in quell’anno erano già tutte eseguite, solo
in attesa di esser collocate. Per cui si può pensare che esse siano state modellate
attorno al 1740, quando ormai la parte architettonica del Morondi si doveva avviare alla conclusione. Per altro il Malie ritiene che quest’opera del Tantardini
abbia occupato gli ultimi anni di vita dello scultore, che sembra sia deceduto nel
1748.
Si recò dunque a Varallo il Tantardini, o eseguì le opere a Torino? Certo
è difficile per non dire quasi impossibile dare una risposta sicura. Tenendo
però presente che secondo alcuni studiosi può esser stato l’autore nel 1747,
l’ipotesi che il Tantardini si sia recato a lavorare a Varallo, può sembrare la più
attendibile.
Del resto sempre, tutti gli altri scultori avevano operato direttamente sul Sacro Monte, ed il Tantardini doveva almeno rendersi conto «de visu» di cosa
era il Sacro Monte, di quello che era stata la portata della parte scultorea nella
realizzazione dei vari misteri nell’arco di due secoli e mezzo, di quello che era
l’ambiente in cui le sue statue avrebbero dovuto, non solo esser situate, ma agire
e costituire l’elemento principe di una scena grandiosa, di effetto degno di stare
a confronto con tutte le altre stazioni. Per queste ragioni pare ovvio che il Tantardini si sia recato a Varallo. Ciò che invece appare inspiegabile è il fatto che su
diciannove statue che costituiscono la scena, solo diciotto siano opera sua, mentre più tarda è quella di Anna, cioè proprio quella di uno dei due protagonisti
insieme a Gesù.
Si affacciano quindi alla mente alcune ipotesi: paiono tuttavia da escludere due supposizioni, e cioè che le statue siano state modellate a Torino e nel
trasporto a Varallo proprio quella di Anna sia andata rovinata, oppure che lo
scultore a causa di una sopravvenuta malattia, data la sua età ormai avanzata
non abbia più avuto la possibilità di eseguirla, poiché la guida del 1743 non dice
che manchi una statua. Del resto se nel trasporto si fosse rovinata la figura di
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