Varallo), nato nel 1700 a Varallo, approvato architetto civile dall’Università di
Torino nel 1730, doveva già essere attivo per il Sacro Monte fin dai suoi anni
giovanili se, come vuole la tradizione, risalente al 1777, aveva eretto la Porta
Aurea attorno al 1720-21, e già da tempo stava interessandosi allo Scurolo ed
alla tribuna della Chiesa Maggiore.
Egli dunque ebbe l’incarico di trasformare, o meglio di rifare quasi del tutto
la costruzione della cappella con un nuovo più originale e più grandioso progetto, dandole dimensioni maggiori in accordo con gli altri edifici della Piazza dei
Tribunali.
Il raffinato palazzotto da lui eretto, si eleva rispetto al piano per mezzo di una
breve gradinata che immette ad un atrio di tre arcate sorrette da due colonne
tuscaniche, forse provenienti dal portico della precedente cappella. Due eleganti
balaustre in pietra fanno da parapetto alle arcate laterali arricchendo la costruzione. Come negli altri edifici della Piazza, anche in questo la parte anteriore si
eleva di più rispetto al resto della costruzione per dare maggior imponenza alla
facciata che viene cosi costituita da un secondo piano e da un mezzanino ornati
da fine finestre in stucco e conclusa da un tetto a padiglione in lose.
La vivacità barocca dell’insieme è determinata, oltre che dal misurato effetto
scenografico della diversa ampiezza dell’intercolumnio, con un’arcata di maggior respiro al centro e due lievemente minori ai lati, soprattutto dalla struttura
convessa della parete di fondo dell’atrio, in cui si aprono le tre vetrate di comunicazione con l’aula interna.
Questa si sviluppa secondo un’ampia ellisse di notevole spazialità, sviluppata
in larghezza, che si ispira al celebre schema ideato dal Bernini dopo il 1650 per il
Colonnato di S. Pietro e per la chiesa romana di S. Andrea al Quirinale, ripreso
ben presto a Torino dal Guarini verso il 1670 per la parte anteriore del santuario della Consolata, o chiesa di S. Andrea.
Ma per poter realizzare la vasta aula ovoidale, elemento indispensabile per
una scena grandiosa, degna delle altre della Piazza, lo spazio era assai limitato.
Davanti infatti l’edificio non poteva protendersi, perché avrebbe interrotto
l’asse viario che salendo dalla cappella della Tentazione raggiunge, attraverso
l’androne della Cattura, la Piazza Maggiore, passando proprio rasente alla facciata della cappella di Anna. Sulla parte posteriore poi la presenza del tempietto
del Figlio della vedova bloccava qualsiasi possibilità di espansione.
Ma l’architetto con un duplice, geniale ed ardito espediente risolse il problema: nella parte anteriore con la parete interna dell’atrio convessa, che sporgendo in avanti, non solo diede movimento alla struttura, ma mantenne inaltera273