doveva accordare per dimensioni e per carattere, se non per stile, con gli altri già
esistenti. Un primo edificio dovette realmente venir costruito, o nell’ultimo decennio del Seicento (ovviamente dopo il 1688, anno dell’incisione del Manauft,
in cui ancora non compare), o all’inizio del Settecento.
Doveva trattarsi di un fabbricato di dimensioni modeste, di pianta quadrata
o rettangolare, di altezza pari a quella della cappella del Figlio della vedova di
Naim, al cui lato occidentale venne addossato, dotato di un breve portico di
facciata sporgente verso la Piazza dei Tribunali, fornito di una finestra in alto
sul lato nord, come risulta dalle repliche della veduta dello Sceti, e certo anche
sul lato di mezzogiorno.
Evidentemente si trattava di una costruzione molto più piccola dell’attuale, poiché sopravanzava di poco verso nord il tempietto del Figlio della vedova, come risulta sempre dalle repliche dell’incisione dello Sceti, mentre verso
mezzogiorno non poteva sporgere più dell’odierna cappella, perché altrimenti
avrebbe otturato la finestra del lato destro (lato occidentale) della retrostante
cappella del Figlio della vedova, tuttora aperta.
Ma questo tempietto ebbe breve vita e non venne completato all’interno con
la parte figurativa in pittura e scultura.
Le risorse finanziarie di Varallo e della Valsesia erano infatti dirette in quel periodo verso altre mete: allo sforzo per il compimento della Chiesa Maggiore del
Sacro Monte, alla ricostruzione della monumentale collegiata di S. Gaudenzio
in Varallo per incitamento dello zelante e santo prevosto Benedetto Ludovico
Giacobini, al rifacimento di molte altre parrocchie in tanti paesi della valle.
Solo passata questa eccezionale ondata di entusiasmo, completata la maggior
parte di quelle opere, si potè ripensare a dare degna attuazione alla cappella di
Anna, grazie alla generosità dei Valsesiani residenti a Torino.
Essi erano diventati ormai numerosi, quasi una vera e propria colonia dopo il
passaggio della valle agli stati sabaudi nel 1707, tanto da aver costituito nel 1712
la compagnia dei Valsesiani sotto la protezione di S. Gaudenzio e della Beata
Panacea.
La cappella venne dunque in gran parte rifatta nel 1737.
Ce ne dà conferma l’intestazione di un conto ad essa relativo, così formulato:
«Spesa per la Cappella d’Anna de’ Benefattori Valsesiani commoranti in Torino in demolir il portico esteriore e rifarlo interiormente come pure la volta e
rifarla secondo il dissegno dell’architetto sig. Gio. Batta. Morondi».
Il Morondi, il più celebre architetto valsesiano del Settecento (salvo Filippo
Nicolis di Robilant, solo appartenente a famiglia oriunda da circa due secoli da
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Cappella - 24