ponevo quindi che le statue originarie fossero di legno e che potessero in gran
parte essere quelle ancor oggi in opera nell’attuale Cattura, essendo infatti la
maggior parte di esse in legno. Concludevo affermando che solo un confronto
attento avrebbe potuto dirci qualcosa di più sicuro in proposito. Recentemente
nel volume sull’arte del legno in Valsesia le statue vengono riconosciute come
opera di Gaudenzio ed aiuti.
Ora però, considerando che la guida del 1514 non descrive affatto la scena,
cosa che invece avviene per i misteri già completati, e si limita ad espressioni
generiche come: «a contemplare il luoco non finito», oppure: «qua dorarete
il luoco compartito», bisogna dedurre che esisteva sì il vano, ma non era ancora
per nulla raffigurato il mistero, né nella parte pittorica, né tanto meno in quella
scultorea. E si sa quanto le statue siano sempre state molto lodate dal compilatore della guida nelle cappelle che già ne erano dotate.
Se si tiene presente poi che le figure scolpite da Gaudenzio sul Sacro Monte
prima del 14 dovevano essere non statue interamente di legno, ma solo dei manichini rivestiti di stoffa (ossia quelle dell’Annunciazione, la Maddalena presso il
Santo Sepolcro e quelle che ritengo sue dell’Ultima cena, salvo ovviamente le figure del Cristo pressoché nudo della Salita al Calvario e del Sepolcro) si affaccia
un primo forte dubbio sulla paternità gaudenziana per il complesso scultoreo
della Cattura.
Se consideriamo quindi che proprio verso il 1513-14 avviene per Gaudenzio
il passaggio dalla scultura lignea a quella in terracotta dopo l’esperienza dei rilievi in stucco insieme agli affreschi sulla grande parete divisoria delle Grazie del
1513 si pensi alle statue della Natività, dell’Adorazione dei pastori, non molto
distanti da quel momento, e poi alla Crocefissione, al gruppo della Santa Casa
di Loreto (ora nel Secondo sogno di S. Giuseppe), prima di giungere ai grandiosi
complessi della Crocifissione e dei Magi (salvo rare eccezioni di ritorno al legno
dovute solo a particolari esigenze), mi pare quasi impossibile che Gaudenzio
abbia, dopo il 14, eseguito tutto un complesso di statue in legno per il primitivo
mistero della Cattura, prediligendo ormai la terracotta più malleabile, di risultato più morbido, di esecuzione più rapida.
Se si pensa poi alla mole di lavoro che lo ha tenuto impegnato in quegli anni,
tra il 14 ed il 28, i più intensi e creativi della sua attività, sia sul Monte che altrove, come architetto, scultore e pittore, diventa sempre più problematico pensare
che in quel periodo si possa ancor aggiungere alle tante opere sicure e documentate, l’esecuzione di una decina di statue lignee per questa cappella.
Inoltre il vano riservato alla Cattura doveva essere di ampiezza piuttosto li251