Il nuovo fabbricato, e lo si può ben vedere nella planimetria generale del “Libro dei Misteri”, situato appunto ove ora si trova la Cena sulla Piazza Maggiore,
era costituito da un’aula rettangolare (più larga che lunga) di discrete dimensioni, preceduta verso mezzogiorno, ossia verso la piazza, da un ampio portico,
assai più largo dell’aula stessa, sopravvanzandola da ambo i lati. Esso era costituito da sei arcate, sorrette da cinque colonne e conchiuso alle due estremità da
pilastri.
Anche le due xilografie che illustrano le guide del 1566 e del 1589 e le loro
successive riedizioni ci presentano con chiarezza questo stato di cose. Era però
nell’intenzione dell’Alessi raffigurare in questa cappella la Resurrezione di Lazzaro, come indica in modo evidente nella planimetria generale del “Libro dei
Misteri” una scritta che compare entro il recinto rettangolare dell’aula, che così
dice: «Quivi si farà lazaro resuscitato», mentre una seconda scritta situata di
fianco a destra aggiunge: «Quivi e ora la presa (ossia la Cattura) che va levata».
Ma le proposte dell’Alessi non ebbero seguito e la cappella di Lazzaro sorse invece, come si è visto a suo tempo, ad iniziare dal 1580 circa, dove è ancora oggi.
Sulla piazza era dunque rimasta la Cattura, come ci testimoniano le varie guide
del tardo Cinquecento e soprattutto la relazione della visita pastorale del vescovo Carlo Bascapè del 1593, . che ne lamenta le condizioni indecorose, stabilendo di sostituirvi L’Ultima Cena e di aggiungervi “si libet” anche la Lavanda dei
piedi per seguire l’ordine logico dei fatti evangelici.
La situazione rimane però immutata, come si è visto, fino alla fine del 1613,
quando, come risulta dal rapporto inviato il 23 dicembre dal nuovo fabbricere
Gerolamo d’Adda al vescovo Bascapè, le statue della Cattura erano ormai state
trasferite nella loro sede definitiva sotto l’attuale androne di passaggio tra la
Piazza Maggiore e quella dei Tribunali, sede che vedrà il suo compimento nel
1619 con gli affreschi di Melchiorre d’Enrico.
Trasferita dunque la Cattura, rimaneva finalmente disponibile sulla Piazza
Maggiore quell’aula che fin dal suo sorgere verso la metà del Cinquecento l’aveva ospitata. Ed allora, seguendo le indicazioni del vescovo Bascapè e la proposta
di Gerolamo d’Adda, si provvide, come si è già detto, a collocarvi la Cena, fino
allora rimasta nella sua sede originaria sul colle di Sion (ex Cappella degli Esercizi). Si raggiungeva così la logica successione della narrazione evangelica.
Tale stato di cose, sempre con il proposito di erigere accanto alla Cena la
Lavanda dei piedi è immaginato nelle xilografie di Giovacchino Teodorico Coriolano del 1606 e del 1621 e nel progetto di ristrutturazione dell’area centrale
del Sacro Monte, steso da Giovanni d’Enrico e Bartolomeo Ravelli nel 1614.
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