sinistra, tra cui Giuda, ed altri tre sul lato anteriore, visti quindi di spalle; infine
un inserviente a destra e due a sinistra.
Chi fu l’autore delle sedici statue? L’ipotesi più recente propende per ritenerle opere della bottega di scultura tenuta dai Frati nel convento delle Grazie,
ove era operoso anche quel frate Francesco di cui praticamente non si sa nulla.
Ma non escluderei del tutto che si potesse trattare invece delle più antiche opere
scultoree in assoluto dello stesso Gaudenzio giovane, sia per l’ingenuo fascino
che spirano, sia per la notevole affinità con le sue opere immediatamente successive, sia per l’impianto generale della scena, sia soprattutto per l’ardita disposizione delle tre figure in primo piano colte di schiena, con la libertà e la genialità
propria soltanto di un grande artista. Del resto queste opere si collocano proprio
nel momento cronologico dell’attività iniziale di Gaudenzio.
Nella stessa aula poi, come ricorda la guida del 1514, esisteva su di un lato, ma
non si specifica quale, un altare con la scena, quasi certamente solo dipinta, della
Lavanda dei piedi:
In el medemo halato uno altare
Dove il Signor fu tanto humiliato
Lavar li piedi a suoi cari discipuli
Per spegio a noi vedendo tali capituli.
Era questo dunque anche uno dei primi luoghi in cui si celebrò Messa sul
Sacro Monte, insieme alla Grotta di Betlemme, nell’attuale sito dell’Adorazione
dei pastori, ed alla cappella dell’Assunzione della Vergine.
Ed è un vero, grande peccato che nelle successive trasformazioni, questa scena
e tutti gli altri dipinti originari già citati nella stessa guida del 1514, siano andati
perduti. La guida infatti ricorda «questo gran cenaculo ... Ornato e pincto facto
per mirare». Ma il peggio è che siano andati perduti in tempi molto recenti. Infatti il Galloni ancora nel 1914 ricorda che: «Nell’interno conservansi residui
di pitture della scuola di Gaudenzio. Sono fasce di vaghi intrecci di colori, elevate ad arco sopra i pilastri simulanti un porticato che sembra, con la scala d’accesso, voler dare qualche nota di somiglianza con parte della Moschea in cui sul
Sion trovasi il luogo del Cenacolo. Il resto fu tutto coperto con un soprastrato di
calce. Avendolo però in vari tratti rimosso è possibile di formarsi un’idea della
scena quantunque i dipinti rinvenuti a luce siano spietatamente pregiudicati da
fitte intaccature.
Il portico è dentro un recinto chiuso da ammattonato, fatto ad una certa altezza, rivestito in parte d’arbusti rampicanti ed in parte di fitta siepe tempestata
di fiorellini e di piccoli labari. L’effetto doveva essere gradevole. L’intonaco, es209