dei fatti evangelici. Né si sa finora chi sia stato il vero ispiratore di tutto il piano
di ristrutturazione generale del Monte, se lo stesso Giacomo d’Adda che commissionò l’opera, se un religioso a cui si rivolse il d’Adda, oppure l’architetto
stesso, Galeazzo Alessi, come pare probabile.
Nella lunga premessa illustrativa del «Libro dei Misteri» il progettista si
limita a dire «Più oltre andando (rispetto al Monte Tabor) alle radici di detto
collicello, parendomi il sito accomodato per le cose ci hanno a seguire, vorrei si
facesse la porta Aurea della Città di Gierusaleme... Congionto a detta porta aurea, vorrei che si fabricassero a arti intorno a un certo giusto spatio alcuni muri,
che mostrassero essere le mura di essa Città S(ant)a dentro alla quale, s’includessero queste fabriche, et misterii che verrò narrando».
Nella parte figurativa l’autore presenta il disegno d’ambedue le facciate della
porta. Il primo, più aulico, per la parte esterna, è costituito da un arco a tutto
sesto, serrato tra due robuste lesene tuscaniche, reggenti un rigido e pesante architrave, sormontato da un ricco fastigio, costituito da un’ampia targa centrale,
fiancheggiata da volute, come quelle adottate dall’Alessi di fianco alle finestrelle
sovrastanti alle finestre grandi del piano terreno in Palazzo Marino a Milano.
Il tutto, conchiuso da un basso timpano centrale con due brevi ali architravate,
analogo al coronamento dell’alessiano S. Raffele a Milano.
Ne risulta una solenne e prestigiosa architettura tipicamente manieristica di
chiara ascendenza michelangiolesca, non immemore della tribuna interna della
basilica di S. Lorenzo a Firenze e dei coronamenti della cappella di Leone X in
Castel Sant’Angelo e del progetto ligneo per la facciata della basilica fiorentina
di S. Lorenzo. Né si dimentichi, tra l’altro, che proprio Michelangelo aveva appena eretto tra il 1561 ed il 65 Porta Pia a Roma.
Accompagna il disegno alessiano del «Libro dei misteri» una lunga scritta
esplicativa sulla pagina di fronte, che inizia dicendo «Mi è parso disegnar qui
all’incontro la porta che entra nella Città di Gierusalem per la qual passò il S.
Jesu Christo trionfanti sopra all’asinello. La qual molti chiamano porta Aurea
a la quale saranno congiunti alcuni vestigi di muri che imiteranno cingendo un
certo giusto spatio di terreno i muri che abbracciano la Città di Gierusalem...
detta porta si farà di marmo con le proportioni et misure quivi descritte...».
Seguono nei fogli successivi la planimetria ed il secondo alzato, ossia il disegno della facciata interna, assai più austera e sobria di quella esterna, caratterizzata da una reiterazione di archi concentrici, dominati da un fastigio con timpano e targa centrale, ma priva di volute ai lati, sostituite da più semplici raccordi
curvilinei.
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