Tuttavia la sua opera, o non dovette risultare molto efficace, o non aveva
riguardato tutto il ciclo pittorico, perché solo pochi anni dopo ritroviamo un
altro pittore impegnato nella cappella. Dal «Libro dello speso» del 722, come
notò il Galloni, risulta infatti un pagamento «Al sig. Pietro Borsetti per aver colorito due statue di creta al naturale fatte dal sig. Origone (cioè Giuseppe Arrigoni) nella cappella dove N. S. entra in Gerusalemme et di più per aver fatto cioè
dipinto due figure sul muro rappresentanti due Apostoli nella entrata di detta
‘Cappella» ossia nel vano della porta a destra di chi guarda. L’intervento di un
Borsetti, come si è visto, era già stato reso noto dal Bordiga, ma quasi tutti avevano pensato si trattasse del più celebre Carlo Borsetti, allora ventiquattrenne,
perché nato a Casetti di Boccioleto nel 1698. Altri, come il Cusa ed il Romerio,
avevano parlato di un Antonio Borsetti, di cui nulla sappiamo. Il documento
citato dal Galloni ci dice invece che si tratta di un altro Borsetti ancora, Pietro,
che restaurò con l’Arrigoni la statua di S. Gerolamo nella grotta lungo la salita
del Sacro Monte, ed a cui con ogni probabilità spettavano anche gli affreschi,
ora distrutti, che ornavano fino al 1945 la cappelletta di S. Carlo presso il Santo
Sepolcro.
Ma le vicende pittoriche della cappella non sono ancora finite. Quasi cento anni dopo, nel 1817, di fronte alle due figure dipinte da Pietro Borsetti, ossia nello sfondo dell’altra porta finta, dipinta sulla parete di sinistra, Giovanni
Avondo, «lieto coloritore, pratico frescante e buon prospettico», come scrive
il Cusa, certo in quel periodo il più noto pittore vivente a Milano), rifece alcune
figure di spettatori e dietro a questi dipinse il suo autoritratto col berretto a tesa
«somigliantissimo e toccato da maestro».
Si conchiude così la lunga storia, discontinua e frammentaria riguardante
l’Ingresso in Gerusalemme. Eppure, nonostante tanti e così diversi interventi,
che vanno dal tardo rinascimento fino al periodo romantico, la cappella non
manca di un suo fascino e di un gradevole effetto scenico, sia per la distribuzione nello spazio dei gruppi statuari attorno a quello centrale pieno di
dignità del Cristo, sia ancor più per la vivacità dello sfondo attraente per la
varietà e la ricchezza mimica della folla briosa, accorrente ed osannante, per
il paesaggio grandioso con masse pittoriche di alberi, vedute di case e città,
monti e rocce, tutto dominato da uno spettacolare cielo dal rosso tramonto,
carico di nubi.
Certo oggi l’effetto d’insieme sarebbe più pieno se negli interventi del 1970
si fosse provveduto a reintegrare pittoricamente molte parti lasciate neutre, per
una resa scenica completa ed unitaria, come esigono le cappelle del Sacro Mon195