so su che base, che esse furono aggiunte in seguito alla visita pastorale del 1617
attribuendole a Giacomo Ferro, l’allievo e collaboratore di Giovanni D’Enrico.
Ma chi furono veramente i due autori delle une e delle altre statue?
Il problema non è affatto semplice, poiché mancano i documenti o delle testimonianze antiche. Nel Seicento il Fassola ed il Torrotti non riportano dei
nomi. Nel 1777 persino il Bertoli non avanza ipotesi affermando «non sono a
nostra notizia i professori di questa cappella». Bisogna giungere fino alla guida
del 1829, ossia a ben duecento-cinquant’anni di distanza, per trovare per la prima volta un’attribuzione, e precisamente a Fermo Stella tanto per le sculture
che per gli affreschi. Ma come già per altre cappelle precedenti la cosa è assolutamente insostenibile sia per ragioni stilistiche che cronologiche, e se queste
ragioni non bastassero, anche perché non è mai risultato che lo Stella sia stato
anche scultore.
Nel 1830 è il Bordiga che cita due altri nomi come attribuzioni ormai tradizionali: quello del Ravelli, ossia Bartolomeo Badarello di Campertogno, per le
statue e quello di Gian Giacomo Testa per gli affreschi. La ripeterà poco dopo
il Lana seguito dal Cusa e da tutta una schiera di altri compilatori di guide fino
ad oggi, tra cui il Tonetti, il Ravelli, il Romerio ed il Manni ecc., tanto che tale
attribuzione diventerà quella consueta. Fa solo eccezione il Butler secondo il
quale le sculture potrebbero essere «dello stesso artista che fece la Fuga in Egitto
e l’Entrata in Gerusalemme».
Purtroppo le condizioni in cui ci sono giunte le statue non facilitano la risoluzione del problema. Il loro precario stato di conservazione, dovuto alla fragilità dello stucco, richiese infatti già negli ultimi anni dell’Ottocento un restauro
«a stucco assai inferiore all’originale» come scrive il Bu tler nel 94. Nel 1893 la
statua di Gesù, quasi completamente sgretolata, dovette essere rifatta completamente dallo scultore varallese Carlo Vanelli sulla falsariga dell’antica, con un
risultato un po’ freddo ed una figura piuttosto greve. Più recentemente nel 1970
vennero operati dalla Soprintendenza altri interventi anche assai arrischiati e
discutibili, diretti caso per caso alle singole statue, ma nuocendo all’unità corale
della scena.
Pur tuttavia, nonostante la non facile lettura, da vari indizi ho l’impressione
che autore non sia il Ravello, o il Badarello, la cui personalità sta diventando
sempre più sfuggente ed enigmatica, ma lo statuario milanese, purtroppo finora
anonimo, che ha operato largamente sul Sacro Monte per incarico dei D’Adda
tra il 1572 e (‘82-83, e che fu forse l’unico attivo in quei giro di anni eseguendo
appunto in stucco le statue: 1°) della Madonna e di S. Elisabetta per la Visitazio181